Stefano per MarathOne di Gazzetta dello Sport

L'olimpionico e l'iniziativa Gazzetta: la corsa virtuale benefica si svolgerà il 4 e 5 luglio. "Penso a una doppia seduta di 10 km l’una..."

Il countdown è agli sgoccioli. Ancora una settimana e MarathOne sarà realtà. L’evento di massa (senza aggregazione) targato La Gazzetta dello Sport comincerà alle 20 di sabato 4 luglio. E si concluderà 24 ore più tardi.Camminando o correndo, per pochi metri o tanti km, con partenza libera e su qualsiasi percorso a scelta: l’iniziativa è aperta a tutti. La distanza coperta da ognuno  si sommerà a quella degli altri, unendo virtualmente l’Italia e gli italiani. Con un fine benefico: il ricavato delle iscrizioni, aperte sino a poco prima della conclusione su  www.gazzettamarathone.it (contributo libero partendo da 5 euro) sarà devoluto a favore delle diverse  Charity coinvolte. A fare idealmente da starter, col pettorale n. 1, Stefano Baldini, il più decorato maratoneta tricolore della storia, collegato con Gazzetta.it dalle 19.30.

Baldini, quale valore ha una simile proposta?

“L’atletica, dopo mesi difficili, proprio in queste ore, grazie agli aggiornamenti dei protocolli per le competizioni, sta finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel della pandemia. La situazione, per mezzofondisti, maratoneti e runners in genere, resta complicata. Ma, al di là degli atleti di vertice e guardando al mondo dello sport come occasione di attività ricreativa, sono  certo che esperienze virtuali come MarathOne, soprattutto se benefiche, avranno  un futuro”.

Il format è vincente?

“Sì, perché aggrega tante persone con obiettivi comuni”.

C’è un motivo, virus a parte, che ne spiega il successo?

“L’affinarsi delle tecnologie, che il ciclismo in quest’ambito già utilizzava, favorisce il fenomeno. I rulli per le bici sono in verità più “reali” dei tapis roulant. I quali, però, per le distanze brevi, in particolare quelli di nuova generazione, sono molto divertenti. Si dovrebbe andare sempre più in questa direzione: i percorsi proposti dai software utilizzati, proprio come avviene per il ciclismo. potrebbero simulare quelli delle maratone più popolari e prestigiose”.

Le è capitato di partecipare a qualche iniziativa simile?

“La settimana scorsa mi hanno coinvolto nella Notturna di San Giovanni, a Firenze. Sono stato l’unico che, scortato da un paio di bici, ha avuto la fortuna di correre sul percorso di gara: 10 km a 3’45” di media…”.

Potersi muovere all’aperto è sempre un’altra cosa…

“Certo e il confronto uomo contro uomo non ha paragoni. Ma ormai la realtà virtuale non è tanto diversa. C’è un gruppo di ragazzi di Parma che sta sviluppando una piattaforme che, sfruttando certi algoritmi, compensa meteo, altimetria, tipo di percorso e poi, in base a una serie di parametri, elabora classifiche. Un po’ come da sempre fa il Vivicittà, i cui organizzatori hanno il merito di averci visto molto lungo”.

Quale contributo chilometrico offrirà a MarathOne?

“Penso a una doppia seduta di 10 km l’una. Sabato sera, subito dopo aver dato il via, sulla “mia” pista di Rubiera. E domenica mattina a Castelnovo di Sotto, il paese dove sono nato a cresciuto, intorno a casa dei miei, anche per onorarne la memoria visto che, dopo papà, scomparso poco prima del Natale 2018, a metà maggio anche mamma ci ha lasciati. Magari sarò accompagnato da qualcuno della ventina di under 20 che alleno, basta che non si mettano a tirarmi il collo andando a 3’20” al km”.

Quale invito a chi parteciperà come lei? 

“Si dia continuità a quanto fatto durante il  lockdown. Tanti hanno cominciato a muoversi proprio in concomitanza. E insieme all’attività fisica, si presti attenzione ad alimentazione e riposo: sempre più studi certificano come il sonno sia decisivo per recupero e  benessere”.

Si aspettava un simile boom di nuovi appassionati?

“Dipende anche dal fatto che le palestre sono rimaste chiuse a lungo. Chi ha scoperto il movimento all’aperto non  torna indietro. Soprattutto ora che la qualità dell’aria è mediamente migliorata. Chissà che non risaliremo le graduatorie degli indici di obesità…”.

A cura di Andrea Buongiovanni