Omaggio di "Lòriga Story" su fidal.it

 

Stefano Baldini, l’eroe di Maratona

LÒRIGA STORY - Il racconto degli olimpionici azzurri. L’impresa memorabile di Atene 2004: “In qualsiasi attività devi dare il massimo dei massimi. Non esiste altra strada”

I miei ricordi - Avendo conosciuto personalmente gli olimpionici dell’atletica italiana ve li racconto, con particolari talora inediti delle loro carriere. Vanni Lòriga

Il sedicesimo olimpionico dell'atletica italiana si chiama Stefano Baldini, trionfatore della maratona ad Atene 2004. Arrivati a questo punto delle mie rievocazioni ho il dovere di precisare che per motivi di natura anagrafica non ho potuto seguire in diretta tutti gli avvenimenti sportivi successivi al 1992, anno in cui fui collocato in pensione (ovviamente di vecchiaia essendo venuto alla luce nel 1927). Da allora non ho certo trascurato le vicende sportive ma non l’ho fatto più come inviato del Corriere dello Sport-Stadio.

Il giornalista deve correre con gli atleti
Va ricordato quello che mi diceva sempre il mio grande direttore Antonio Ghirelli. “Ricordati - ammoniva - che tu non sei l'inviato del giornale ma dei milioni di lettori che ci seguono. Loro debbono provare le stesse emozioni che vivi tu, sei il loro occhio, il loro cuore, il loro sentimento. E tutto questo puoi farlo unicamente se vivi, insieme agli atleti, se soffri con loro vigilie, ansie ed aspirazioni, se corri sulla pista e sulla strada insieme a loro”. Avevo perso quei contatti quando nel 1997 fui chiamato come ospite narrante alla festa della FIDAL che si svolse nei saloni del Grand Hotel di Rimini. Dovevo presentare sia Baldini che Giacomo Leone, vincitore della Maratona di New York. Parlai solo di lui, anche con adeguato commento musicale, l’immancabile canzone New York, New York! E fu proprio Giacomo che mi tirò benevolmente le orecchie: “Abbiamo qui il campione mondiale della mezza maratona e non parliamo di lui che è il più forte di tutti…!”.

Si cantava solo New York, New York!
E Giacomo sapeva di cosa parlava, visto che anche lui era campione mondiale (a squadre) della mezza maratona e si era classificato secondo nella maratona di Venezia, vinta proprio da Stefano che al suo esordio sulla distanza aveva ottenuto un eloquente 2h11:01 non molto differente dal tempo con cui avrebbe vinto nel 2004 il titolo olimpico. Non tenni conto di questi dati e, ora per allora, chiedo scusa a Stefano Baldini. A mia discolpa posso solo dire che essendo fuori dal giro atletico ritenni molto deludente il ritiro di Baldini ai Giochi di Sydney. Mi trovavo in Australia come addetto stampa della FederScherma che vinse la centesima medaglia olimpica schierando su tutti la Vezzali, le fiorettiste Trillini e Bianchedi e gli spadisti che superarono la Francia “ai rigori”. Intanto seguivo da vicino Pino Maddaloni oro nel judo e ritenni il ritiro di Baldini un definitivo ammainabandiera.

Dopo Sydney nasce l’Uomo vincente
Ed invece proprio nel viaggio di ritorno dall’Australia ci fu la decisione di Stefano di diventare il più bravo del mondo proprio nella Maratona. 

E così nasce il “Baldini Due” in una parabola virtuosa che ebbe il suo cuspide ai Giochi di Atene, in una corsa perfetta resa storica anche da eccezionali e stravaganti vicende di contorno. Seguii quella maratona attimo per attimo alla tv e a metà gara capii che sarebbe stato imbattibile. E lo fu in quello Stadio in cui era nata la leggenda di Fidippide.

La ricetta per diventare campioni
Quale la ricetta di Stefano per diventare il più bravo del mondo nel momento e nel luogo giusto? Ce la sintetizza proprio lui: “Il vero segreto è la dedizione totale. In qualsiasi attività devi dare il massimo dei massimi. Non esiste altra strada. Mi sono affidato ad un allenatore che prima di ogni altra dote aveva quella di essere un educatore: prima si fa l’uomo e poi l’atleta. Questo ti insegnava Luciano Gigliotti. Il fine dell’allenamento di un maratoneta è di ottenere il massimo risultato con il più basso costo energetico. E per ottenerlo è necessario agire in tutte le direzioni. Partendo dalle corse di mezzofondo e fondo è necessario essere un modello nella tecnica e nella biomeccanica del movimento. Ancora una volta va ricordato che non esiste contenuto laddove non ci sia osservanza della forma. Nel lavoro di preparazione si debbono curare altri importanti fattori. Oltre pista e cross è indispensabile il lavoro in palestra e i periodi in altitudine”. E ricordiamo che il tutto si perfezionò nel “santuario” di Tirrenia. Prima, ricorda Gigliotti nel suo prezioso testo “Professor Fatica”, Stefano Baldini “lavorava a Rubiera e viveva con i suoi a Castelnovo di Sotto. Avanti ed indietro tutti i giorni, due allenamenti al giorno…”. Colgo l'occasione per ricordare che molti campioni italiani (Berruti, Mazza, Sara Simeoni, Mennea, Fiasconaro, Gentile, Ottoz, Bordin, ecc) sono maturati in quelle strutture (Formia, Tirrenia, Schio ed anche Ostia Miramare) dove esisteva tutto ciò che serve per esprimersi al massimo. Chiudiamo il Baldini Due rimandandovi alla sua biografia completa sul sito federale.

Adesso stiamo vivendo il “Baldini Tre”
Dopo le dimissioni dalla carica di DT per i Giovani e lo Sviluppo si dedica all’atletica e alla gestione delle attività familiari. Allena al Campo Scuola di Rubiera una ventina di allievi e juniores della Corradini Excelsior e segue i gemelli Dini delle Fiamme Gialle, Pietro Riva delle Fiamme Oro e soprattutto la primatista italiana di maratona Valeria Straneo. La famiglia è impegnata nella Azienda Agricola Fratelli Baldini che fornisce latte per il famoso Parmigiano Reggiano. E chi produce questo latte? Oltre 500 bovini che pascolano su un centinaio di ettari di verde terreno. E chi sono i famosi fratelli? Tutti sanno che sono undici e hanno corso maratone anche Pietro, Giuseppe e Marco (2 ore 16 minuti 32 secondi). Tutti figli di Maria e di Tonino, da poco scomparsi. 

Lasciando una bella famiglia a conferma che se vuoi diventare campione devi sceglierti i genitori giusti...

Come sarà il Baldini Tre? Sicuramente sarà sempre impegnato nell'Atletica. Come al solito, e con l'iniziale maiuscola. E chi lo ferma?