Stefano di corsa a Castelnovo Sotto, l'articolo di Gazzetta di Reggio

Il campione Baldini torna sulle strade di casa, lì nacque l’oro

Castelnovo Sotto, «la vittoria olimpica fu un percorso lungo, partito da Camporanieri molti anni prima, con tanta fatica e tanti allenamenti» 

Andrea Vaccari

CASTELNOVO SOTTO. Era il 1° settembre 2004 quando un intero paese si ritrovò nel Parco Rocca di Castelnovo Sotto per riabbracciare Stefano Baldini, concittadino fresco campione olimpico dopo il trionfo di Atene, avvenuto solo tre giorni prima. Ieri, a 15 anni di distanza di quella giornata di festa, Baldini è stato ancora una volta il protagonista della giornata: i chilometri percorsi, stavolta, non sono stati 42 ma 13 – percorsi in poco più di 53 minuti – e l’affetto della gente è rimasto immutato. La cornice che ha visto il ritorno di Stefano a Castelnovo è la mezza maratona organizzata dai Road Runners Poviglio, che ha visto la partecipazione di ben 887 atleti: un successo su tutta la linea per una giornata di festa in cui Baldini si è messo cordialmente a disposizione dei tanti “colleghi” e fans che hanno fatto incetta di foto e autografi.

Baldini, com’è stato ritornare a correre nei luoghi in cui si è allenato per anni?

«E’ stata una bella sensazione. Il clima era caldo, ma l’aria nel ritorno ha facilitato la corsa. Era da tempo che non passavo da queste parti. La vita e gli impegni ti portano lontano, ma è stato bello vedere l’abitazione e l’azienda di famiglia. Proprio in questo giorno eravamo in Rocca a festeggiare la medaglia d’oro, con tanto di consegna delle chiavi della città da parte della sindaca Roberta Mori. Sono ricordi splendidi, questa resta sempre casa mia».

Oggi cosa fa Stefano Baldini?

«In primis alleno a Rubiera: in particolare seguo i gemelli Lorenzo e Samuele Dini, due giovani che puntano alle Olimpiadi di Tokio, e Valeria Straneo, esperta maratoneta già vicecampionessa mondiale ed europea. Poi faccio il commentatore in tv, partecipo a un programma di Radio Deejay con Linus e poi sono anche un papà. La Nazionale? L’ho lasciata, ma un giorno tornerò».

Cosa ricorda di quell’incredibile giornata ad Atene?

«Innanzitutto che è stato un percorso lungo, partito da Camporanieri (la zona di Castelnovo dove ha vissuto, ndr) tanti anni prima, con tanta fatica e tanti allenamenti. Ero alla mia terza Olimpiade, e le prime due non erano state esperienze particolarmente fortunate, ma alla fine anche i giorni difficili servono a crescere. Era una giornata con un clima simile a quello di oggi (ieri, ndr) ed essermi allenato a lungo nelle strade della Bassa, dove il caldo e l’umido non mancano, è servito. Oggettivamente ero andato forte, come dimostra il fatto che il record sia rimasto imbattuto per dieci anni».

Quali sono le immagini che si porta dentro di quel trionfo?

«Credo che una gioia di questo tipo sia paragonabile solo alla nascita di un figlio. Ma l’ingresso allo stadio Panathinaiko è qualcosa d’indescrivibile. I greci avevano venduto i biglietti a prezzi popolari e al suo interno c’erano circa 50 mila persone: bianco e illuminato, offriva un colpo d’occhio stupendo. Poi non dimenticherò mai il mio allenatore che, dopo avermi visto entrare allo stadio, scavalcò le barriere per darmi la bandiera tricolore».

Tornerà presto ad Atene, vero?

«A novembre correrò di nuovo la Maratona con degli amici, e sono certo che sarà una grande emozione. Tra l’altro ad Atene mi legano anche altri bei ricordi, come il debutto in Nazionale ai Giochi del Mediterraneo. Mi è passato il dolore a tendine, sto bene e sarà un’altra bella esperienza».(l'articolo online)