Stefano e Boston su Corriere.it per la Dog and Run di Bibione

 

Stefano Baldini, da Atene alla corsa con il cane: «Come allenarsi bene e stare con il nostro amico a quattro zampe»

di Valentina Romanello per corriere.it

Il campione olimpico 2004 testimonial della Dog and Run di Bibione (28 e 29 settembre): «È un modo valido per preparazione del podista, aiuta a utilizzare le proprie qualità elastiche»

Disciplina emergente

Due metri. Atene e Boston non erano mai state così vicine: la lunghezza di una linea elastica (tra gli strumenti richiesti per praticare la corsa con il cane). A un capo, il campione olimpico di maratona Stefano Baldini, oro ad Atene 2004; all’altro, il Dalmata Boston, con un nome che ha tutto il sapore dei 42 chilometri. Si sono incontrati a Bibione, località balneare sport e pet friendly in provincia di Venezia, per girare il video promozionale di una manifestazione, la Dog and Run, che il 28 e 29 settembre vuole aprire il mondo del canicross ai più, attraverso un palinsesto non solo di gare per esperti, ma anche di workshop e test materiali per i neofiti. Chi potrebbe avvicinarsi a questa disciplina emergente? A parere di Baldini, «chiunque abbia un cane con età, condizioni fisiche e morfologia compatibili con il sano sforzo fisico. Certo, serve allenamento anche per il conduttore: perfetti i podisti, che saranno ben felici di ottimizzare il poco tempo libero abbinando gli allenamenti allo “sgambamento” degli amici a quattro zampe».

Gioco e impegno

Si sono presi una licenza poetica, i ragazzi del team Marathon Dog, quando hanno deciso di chiamare Boston il loro amico, Dalmata mascotte di un progetto divulgativo sulla corsa con il cane. Perché se il canicross è in realtà uno sport sulle brevi e medie distanze, la città statunitense è quella che ospita la più importante tra le maratone di tutto il mondo. La più iconica. Certo, dopo quella di Atene, dove il traguardo ai Giochi del 2004 è stato tagliato proprio da Baldini. Il prossimo 29 agosto saranno trascorsi 15 anni da quel risultato storico: il tempo passa, Baldini resta e si scopre via via scrittore, testimonial, collaboratore di trasmissioni radiofoniche e commentatore sportivo in televisione, oltre che allenatore e, ora, anche canicrossista. Racconta entusiasta che «diverse cose che mi hanno incuriosito e divertito di questo mio battesimo: sembrerebbe una mera attività ludica. In realtà, risulta parecchio impegnativa».

Ipervelocità

«Correre con un cane non permette di decidere autonomamente come gestire lo sforzo. Ti condiziona molto: parte forte, strattona, prende la curva più stretta di quanto faresti tu. Consiglierei di prestare attenzione al proprio riscaldamento, prima della gara ma anche dell’allenamento: lo scatto della partenza in binomio è quasi massimale, per non parlare del rischio infortuni per lo strattone iniziale». Potrebbe considerarsi un valido allenamento da inserire nella tabella di un podista che abbia anche obiettivi in solitaria? «Direi di sì: mi dà l’idea di ipervelocità. Qualche allenatore la propone, magari con tratti in discesa dalle pendenze corribili, tra l’1 e il 3 per cento. Discesa o ipervelocità obbligano ad aprire il compasso della corsa: ad ampliare gli angoli. Si tratta di lavori allenanti, molto usati dai pistard. Correre con Boston mi ha obbligato a trovare soluzioni per assecondare la sua velocità, che inizialmente era superiore alla mia».

Al volo

Come si fa? «Se il canicross prevede che il quattro zampe, imbragato e legato a una nostra cintura attraverso una linea ammortizzata, proceda davanti a noi “trainando”, questo non significa che debba farmi trascinare: cercherò di spingere di più con i piedi per avere tempi di contatto a terra minori, di aprire gli angoli, di adottare una corsa da mezzofondista veloce, quasi da velocista. Serve utilizzare le proprie qualità elastiche per massimizzare i tempi di volo. Perché se è trainare che deve, meglio che il cane lo faccia quando il conduttore è in volo. Mi viene in mente il tapis roulant; il tappeto ti dà una mano: tu appoggi il piede, il nastro te lo porta via ma, se sei in grado di gestire le fasi di volo, avrai grandi vantaggi in velocità. Come la discesa e il tapis, il canicross diminuisce il costo energetico di avanzamento perché puoi usare l’energia che il cane mette a terra e trasferisce sull’elastico».

Programma di coppia

Premesso che si parli di cani desiderosi di correre forte, sani, dell’età più adatta (in gara, sopra i 12 mesi) e di razze compatibili con l’attività sportiva (senza musi o zampe troppo corte), ai runner che fanno quattro uscite settimanali Baldini ne consiglierebbe «un paio di corsa svelta con il cane: di lavoro intermittente, perché velocità per 200 metri e breve recupero per poi ripartire nuovamente può essere una valida strategia per tenere il naturale passo del cane, senza limitarlo troppo. A meno che tu non sia davvero ben allenato, tanto da gestirne il ritmo forsennato anche per 800 metri o di più». Insomma, non solo il canicross può migliorare la resa podistica ma, soprattutto, il puro running può consolidare il canicrossista: «Se con il cane si può correre solo su sterrato, chi proviene dalla corsa in montagna sarà particolarmente avvantaggiato, perché abituato a discese, continui cambi di direzione e alle calzature da trail».

Le scarpe adatte

A proposito di scarpe, quali modelli scegliere per il canicross? «Dipenderà dal terreno: per gare in pineta non servirà molto grip, che risulta più utile sulle rocce o quando siano richiesti decisi cambi di direzione. Se alla Dog and Run si correrà in spiaggia, non opterei per scarpe troppo leggere: bisogna gestire l’appoggio sulla sabbia e farebbe comodo una pianta più larga, per sprofondare meno. Più pulito sarà il tracciato, più saranno efficaci modelli leggeri che tendano verso la scarpa da gara su strada. Sempre vietati, con i cani, chiodi e ramponi». Ricapitolando, ottimo il canicross per aumentare ritmi e tempi di volo, per avere una scusa per dedicarsi all’offroad e per diversificare: «Le emozioni, soprattutto. È bello correre forte, farlo insieme al proprio cane immagino sia speciale. Io mi sono divertito tanto; e pensare che Boston non è nemmeno mio». Potrebbe essere arrivato il momento per una seconda Atene? «Il 10 novembre tornerò sulle strade della maratona olimpica». Chissà che l’impresa non dia il nome a un nuovo amico.