Intervista su Correre di marzo

Dalla rivista Correre, numero di marzo 2019 

"Ricomincio da tre"

di Francesca Grana

Una maratoneta navigata, che ha iniziato a emergere in campo internazionale quando tante coetanee avevano già smesso di correre. Due enfant prodige del mezzofondo azzurro, argento nei 5.000 e nei 10.000 m agli Europei Under20 del 2013, ma poi rallentati da infortuni a ripetizione.

Una quarantaduenne sorridente, col piglio, l’audacia e la voce di una ragazzina. Due ventiquattrenni posati, che prima di raccontarsi ti guardano bene negli occhi e soppesano ogni parola.

Valeria Straneo, Lorenzo Dini e Samuele Dini: la carriera da allenatore di Stefano Baldini è ufficialmente iniziata.

Quale, delle tre “candidature”, l’ha sorpresa di più?

«Sicuramente quella di Valeria, con cui avevo un rapporto meno stretto. Ci eravamo incontrati quando iniziai a lavorare in Fidal, come tecnico di supporto ai raduni federali».

«I Dini, invece, li conosco già da tempo e abbiamo sempre avuto un buon feeling. Ho iniziato a lavorare con loro poco dopo aver interrotto la mia carriera professionistica, in qualità di tutor del Progetto Azzurro. Loro non avevano ancora 18 anni, ma erano già stati inseriti nel gruppo di ragazzi più promettenti su cui puntare, affiancati da alcune figure di riferimento come Fabrizio Mori, Gabriella Dorio e il sottoscritto. Quando venni nominato DT del Settore Giovanile, prima, e anche Sviluppo, poi, ho avuto modo di seguirli da vicino in nazionale, come agli Europei di Rieti del doppio argento e agli Europei di cross delle medaglie a squadre».

Come si vede in questa nuova veste?

«Mi vedo bene. E mi piace molto. In realtà non si tratta proprio di una novità, visto che anche da DT seguivo sul campo le attività di allenamento dei tanti ragazzi coinvolti nei raduni federali e, durante l’anno, rimanevo in contatto coi loro tecnici per farmi aggiornare sul proseguo dei programmi. Tra l’altro, allora non si trattava soltanto di fondo e mezzofondo, ma la curiosità e l’approfondimento riguardavano tutte le specialità dell’atletica… era come essere costantemente all’università! La vera novità, adesso, è il lavoro quotidiano sempre con le stesse persone».

Il primo passo per diventare allenatori?

«Sapersi ascoltare. Da professionista, fra raduni e gare in trasferta, mi capitava di stare lontano da casa oltre 180 giorni all’anno. Un atleta evoluto deve essere capace di diventare anche un po’ allenatore di sé stesso, il che vuol dire recepirne lo stimolo allenante contenuto dal programma. È la differenza fra gli atleti che eseguono e atleti che interpretano. Se sei il secondo tipo di atleta, in realtà hai già iniziato un po’ ad allenare».

… e per essere allenati da Stefano Baldini?

«Allenare rappresenta una sfida che mi ha sempre interessato e che ho accettato di raccogliere nel momento in cui sono stato interpellato da atleti che hanno già dimostrato di possedere grandi qualità, ma con ancora un buon potenziale da esprimere».

«Non è nel mio stile corteggiare atleti altrui, finora è successo esattamente il contrario: mi hanno cercato e, di volta in volta, ho valutato quando fosse il caso di accettare. Al di là delle caratteristiche degli atleti, il prerequisito è rimanere in ottimi rapporti coi club e con gli allenatori di provenienza, come nel caso delle Fiamme Gialle per i Dini e di Massimo Magnani per la Straneo».

«Tra Modena e Rubiera va costituendosi un polo di allenamento di alto livello, specializzato nel mezzofondo. Ci sono i percorsi, ci sono le strutture, ci sono le competenze tecniche… un mix di condizioni ideali che ha attirato un gruppo di atleti élite stabile, indispensabile per svolgere allenamenti qualitativamente migliori. Un esempio? Al di fuori di un raduno federale, non vedo tanti altri contesti in Italia in cui è possibile allestire un allenamento con quasi una decina di ragazzi in grado di correre 15 km attorno ai 3’07”/km».

In cosa si differenziano i tre atleti?

«Pur essendo (quasi) identici nell’aspetto, i due gemelli sono diversissimi nel carattere. Da ragazzini si assomigliavano di più, poi ognuno ha maturato le proprie esperienze e la propria personalità. Anche dal punto di vista atletico si differenziano per potenzialità organiche, stile di corsa e approccio al lavoro. Arriveranno entrambi alla maratona, ma seguiranno percorsi differenziati e personalizzati».

«Lorenzo e Samuele sono due giovani atleticamente ancora in fase di costruzione, che hanno bisogno di un supporto quotidiano nella gestione degli allenamenti e delle piccole criticità che, inevitabilmente, si possono presentare nella vita di un atleta professionista. Per questo con loro i patti erano chiari: li avrei seguiti solo se si fossero trasferiti a Rubiera».

«Valeria non ha bisogno di un programma formativo, è una maratoneta esperta che ha già combattuto tante battaglie. È autonoma, sa ascoltarsi e sa già benissimo come gestirsi nei carichi di lavoro e nei tempi di recupero. Parliamo molto e stiamo continuando a conoscerci. Ci incontriamo ai raduni della nazionale e le chiederò di raggiungermi a Rubiera per visionare alcuni micro cicli di lavoro specifico, ma non le è necessaria la mia presenza quotidiana al suo fianco».

Come cambia l’approccio con loro?

«A Lorenzo e Samuele serviva più serenità e un allenatore che si mettesse al loro livello. A me serve un po’ di tempo per far loro esprimere il proprio potenziale. A loro servirà la pazienza di recepire quello che posso insegnare e la continuità di assorbire gli stimoli allenanti».

«Sono stato fortunato perché a entrambi piace lavorare a me piacciono gli atleti che non si tirano mai indietro. Il loro valore è sopra la media e, a volte, è anche il caso di lasciarli “esagerare” sul finale di allenamento… sono atteggiamenti di autoverifica della propria condizione in cui un po’ rivedo il giovane Baldini di una volta».

«Nel 2018 Valeri sperava di tornare in condizione in tempo per gli Europei, ma un certo punto ha dovuto alzare bandiera bianca. Le donne mediamente fanno meno fatica a ritrovare le giuste motivazioni rispetto agli uomini ma, in questa fase della sua carriera, ciò di cui Valeria aveva più bisogno erano proprio nuovi stimoli».

Obiettivi per il 2019?

«I Dini sono nati per correre: a parità di altezza, il loro peso forma è di 4 kg inferiore al mio dei tempi d’oro. Il primo obiettivo, però, è mantenerli in salute dopo i tanti infortuni. Non lavoreremo soltanto in ottica maratona. O meglio, lavorando in funzione del debutto sui 42,195 km, punteremo anche a rimanere veloci e conto che entrambi migliorino su 5.000 e 10.000 m. Mi sento un allenatore di mezzofondisti ancora prima che di maratoneti».

«Da qualche mese Valeria è riuscita a risolvere gli acciacchi fisici che l’avevano rallentata negli ultimi tempi e, anche se verosimilmente a 42 anni il periodo degli exploit è già passato, ciò non significa che i prossimi obiettivi siano si livello inferiore. Puntiamo alla sua terza Olimpiade e a continuare a correre da protagonista, tornando sui ritmi che le competono».

Samuele Dini

Ci viene incontro. È il primo con cui parliamo. Lo sguardo basso di chi è costretto a guardare gli altri correre, fermo per infortunio.

«Dopo aver gareggiato alla BoClassic di fine anno, da qualche tempo un dolore al piede mi impedisce di allenarmi. Stiamo facendo gli accertamenti ma nel frattempo, dopo averne passate tante, una cosa l’ho già capita: è inutile far finta di niente e continuare a correrci sopra. Vedremo di cosa si tratta… spero mi lascino il tempo di tornare in forma».

«A Rubiera abbiamo scelto di abitare da soli, per avere i nostri spazi e i nostri ritmi per recuperare. Fra percorsi, strutture, tecnici e compagni d’allenamento le condizioni per lavorare bene ci sono tutte… e poi basta pensare a cosa ha vinto Stefano per costringerti a non abbassare mai la guardia!» sorride Samuele.

Lorenzo Dini

«Dopo aver ricevuto l’ok da parte del nostro club, le Fiamme Gialle, abbiamo lasciato la caserma di Castelporziano e ci siamo trasferiti a Rubiera. Da allora, era metà novembre, l’unica cosa che cambierei è il clima un po’ più mite!» scherza il livornese.

«Stefano era esattamente la persona da cui volevamo essere allenati, vuoi perché ci conosciamo da tanti anni, vuoi perché caratterialmente siamo sempre andati d’accordo, vuoi perché ci è sempre piaciuto come gli abbiamo visto affrontare gli incarichi che gli erano stati affidati. Quello che ha raggiunto da atleta parla da sé… allora perché non dargli fiducia anche come allenatore?».

«Quello che gli abbiamo chiesto è di aiutarci a esprimere le nostre potenzialità in un clima sereno. Quello che abbiamo trovato è una persona che guarda sempre il lato positivo, che ci trasmette sicurezza ed entusiasmo, che ci segue mattina e pomeriggio negli allenamenti e che corre insieme a noi finché il ritmo non si fa troppo proibitivo… per lui, ovviamente!» ride Lorenzo.

«Fisicamente sto bene, nel senso che ho superato l’ultimo infortunio. Atleticamente… c’è tempo per migliorare, ma ho imparato a non avere fretta di tornare in condizione» ci racconta al termine di una dozzina di km di fondo medio con variazioni, terminato ben in testa al gruppo di mezzofondisti azzurri in raduno.

Valeria Straneo

Galeotta fu la foto e chi la scattò, verrebbe da dire.

«Ho avuto una folgorazione vedendo Baldini coi Dini su Instagram! “Easy run with the coach”, c’era scritto sotto loro tre in posa» esordisce la vice campionessa mondiale ed europea di maratona, Valeria Straneo.

«Sorridevano. Avevano corso insieme. “Ma dai, non sapevo che Stefano avesse iniziato ad allenare” pensai. “E se mi facessi seguire anch’io da lui? Chissà se sarebbe disponibile…” mi chiesi immediatamente. Ed eccoci qua».

«Alla mia età, la maratona diventa sempre più faticosa da preparare e avevo bisogno di darmi una scrollata. La competenza tecnica di Magnani non si dimentica e il rispetto reciproco rimane, ci mancherebbe, ma mi servivano nuovi stimoli e nuova verve».

«La gara di Valencia l’ho vissuta come la chiusura di un ciclo e il tempo così lontano dal mio record personale (2h23’44” VS 2h30’26”, ndr) non deve trarre in inganno: è stata una buona prova considerato il poco allenamento che avevo nelle gambe, decisamente più veloce del crono che avevamo ipotizzato».

«Al 26° km è iniziato il calvario delle gambe pesanti ed è stata la maratona in cui ho sofferto di più in assoluto… com’è inevitabile quando la prepari approssimativamente, con pochi chilometri e poco potenziamento per via di un infortunio. Ma ciò vuol dire che ci sono ampi margini per tornare abbondantemente sotto le 3h30’».

«Ciò che ho chiesto a Baldini assomiglia quasi più al ruolo di consulente che di allenatore sul campo: non posso certo pretendere che mi venga a prendere i tempi di ogni allenamento e non posso nemmeno pensare di trasferire tutta la mia famiglia a Rubiera. I primi responsi li avremo in primavera, probabilmente alla maratona di Milano o di Praga».