Per Stefano 6 pagine su Correre di novembre

Dopo 30 anni di maglia azzurra, che panni vestirà adesso Stefano Baldini?

«Almeno per i prossimi due anni, purtroppo non quelli della nazionale. Dopo Tokyo 2020 si aprirà un nuovo quadriennio olimpico, solitamente il momento in cui all’interno delle federazioni si tirano le somme e ci si riorganizza. Staremo a vedere».

Come mai le dimissioni proprio dopo Berlino?

«Perché crescere più di quanto fatto finora sarebbe stato impossibile, senza una totale armonia nella direzione tecnica. L’assenza di regole univoche e universali avrebbe reso difficile continuare a pretendere dai ragazzi rigore e controllo - come ci era stato espressamente chiesto e come avevamo garantito al Coni dopo i Mondiali di Londra del 2017 - davanti all’evidenza che il mancato rispetto delle regole non prevedeva conseguenze. È un ragionamento che vale a tutti i livelli: atleti, tecnici personali, società di appartenenza e staff federale».

Quali sono stati i numeri del suo 2018?

«Soltanto nel 2018 l’attività del settore “Giovanile e Sviluppo” ha coinvolto oltre 350 atleti tra raduni di allenamento e manifestazioni internazionali. Il settore del mezzofondo veloce e prolungato è stato quello più prolifico: oltre il 70% di personal best nell’appuntamento clou della stagione».

«Dal 2005 al 2018 la presenza di atleti azzurri nella top 30 europea di categoria è passata da 35 a 83 fra gli Under23 e da 35 a 106 nella top 100 mondiale fra gli Under20. Siamo tornati dagli Europei Allievi di Gyor con 4 medaglie d’oro, 4 argenti, 1 bronzo e 24 piazzamenti nelle finali a 8, cui si aggiungono 1 oro e 12 piazzamenti nelle finali a 8 ai Mondiali Juniores di Tampere».

«Visti i risultati, mi auguro che i piani di distribuzione delle risorse federali non intacchino il settore giovanile e l’area “Sviluppo”».

Dove la incontreremo nei prossimi due anni?

«Le attività che finora avevo relegato nel (poco) tempo libero dagli impegni federali - come le consulenze per Asics, Enervit e Garmin - diventeranno il mio impegno principale… in aggiunta a quello di papà!».

«Mi vedrete più spesso ai microfoni di Sky e mi piacerebbe che, tra Modena e Rubiera, si creasse un vero e proprio polo del mezzofondo. Strutture e tecnici di primo piano non mancano, in più, potrei mettere a disposizione le capacità organizzative e manageriali che ho sviluppato negli ultimi anni…» 

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio Ritorno al futuro”, di Francesca Grana, pubblicato su Correre n. 409, novembre 2018 (in edicola a inizio novembre), alle pagine 90-95.