Al Festival dello Sport della Gazzetta, su La Voce del Trentino

 

Il campione di Castelnovo di Sotto è stato protagonista dell’incontro di questa mattina a Palazzo Geremia per il Festival dello Sport che è stato anche una bella occasione per guardare al futuro dell’atletica italiana in un momento davvero difficile per i colori azzurri.

Intervistato, in una sala gremita, da Fausto Narducci, giornalista de La Gazzetta dello Sport, Stefano Baldini ha raccontato al pubblico del Festival da dove è nata la sua passione per l’atletica attraverso i momenti salienti del suo percorso di campione dalle piste al ruolo di responsabile tecnico Nazionale delle giovanili d’atletica.

Negli occhi di milioni di italiani sono rimaste scolpite le immagini del suo trionfo nella maratona delle Olimpiadi di Atene.

Era il 29 agosto del 2004 quando Stefano Baldini conquistava il primo posto con il tempo di 2 ore 10 minuti e 55 secondi nel mitico stadio Panathinaiko della capitale ellenica.

Un sigillo storico per l’atletica tricolore di cui Baldini è diventato uno dei campioni più celebri di sempre.

Il campione di Castelnovo di Sotto è stato protagonista dell’incontro di questa mattina a Palazzo Geremia per il Festival dello Sport che è stato anche una bella occasione per guardare al futuro dell’atletica italiana in un momento davvero difficile per i colori azzurri.

Intervistato, in una sala gremita, da Fausto Narducci, giornalista de La Gazzetta dello Sport, Stefano Baldini ha raccontato al pubblico del Festival da dove è nata la sua passione per l’atletica attraverso i momenti salienti del suo percorso di campione dalle piste al ruolo di responsabile tecnico Nazionale delle giovanili d’atletica.

I ricordi più belli, quelli che hanno portato proprio la Gazzetta dello Sport ad un titolo epico come quello di “Dio di Maratona”, sono quelli legati al trionfo Olimpico: “Ho corso gli ultimi 5000 in 14 netti – ha raccontato Stefano Baldini e ci ho sempre creduto nonostante un tracciato davvero impegnativo fatto di salite e discese”.

Una passione coltivata fin da giovanissimo, la prima corsa fu a dieci anni, in quelle strade d’Emilia che nel suo immaginario erano come quelle del Kenya, con tanti sacrifici e quella perseveranza che lo hanno portato a diventare un simbolo per il mondo podistico italiano.

Un movimento quello della corsa nel nostro Paese che si muove fra luci ed ombre: “In Italia oggi si corre molto – ha sottolineato Baldini – ma non c’è quello spirito agonistico che caratterizza invece altre nazioni. Diciamo che molti corrono ma pochi concorrono e a questo aspetto vanno aggiunte anche le difficoltà organizzative sempre dietro l’angolo”.

Negli ultimi anni Stefano Baldini si è dedicato al movimento giovanile dell’atletica, favorendone una vera e propria rinascita con ottimi risultati.

Una posizione che Baldini ha abbandonato lo scorso agosto dopo il flop agli Europei di atletica che si sono svolti l’estate scorsa a Berlino. “Le mie dimissioni, fatte anche in modo roboante – ha raccontato il campione emiliano – vogliono essere uno sprone a fare di più: a Berlino non abbiamo messo in campo una mentalità vincente e sono emerse le lacune complessive del nostro movimento. Per guardare oltre, per far crescere la nostra atletica ci vuole anche una forte capacità di critica e autocritica: solo in questo con una programmazione ancora maggiore ed idee chiare il futuro potrà essere migliore e far cresce di più i ragazzi e le ragazze che credono in questo sport”.(lavocedeltrentino.it)