Rassegne stampa di Londra 2012

«Sono più emozionato adesso di quando gareggiavo – esordisce Baldini – ma credo di essermi preparato bene, informandomi su tutte le discipline, in modo particolare su lanci e salti e inoltre ho frequentato il corso di allenatore. Cercherò di esprimermi nel modo più diretto possibile perché il rischio per un ex atleta è quello di utilizzare un linguaggio troppo tecnico».

Che Olimpiadi saranno quelle di Londra?
«Saranno bellissime, perché lo scenario è incantevole, la città stupenda e poi quando i Giochi si svolgono in Europa il ritorno di immagine e di popolarità è unico. E ve lo dice uno che ha partecipato a quattro Giochi olimpici in quattro continenti diversi».

I social network cambiano anche lo spirito olimpico?
«Non credo. Alla fine facebook o twitter restano marginali rispetto a uno spirito olimpico che è unico».

Per l’Italia sarà davvero impossibile ripetere Atene o Pechino?
«È una legge naturale, i paesi emergenti sono cresciuti anche perché il Comitato olimpico internazionale ha investito tantissimo e ora ovviamente c’è molta più concorrenza. Mi allineo sulla posizione di molti addetti ai lavori e credo che per gli azzurri sarà impossibile ripetere Pechino anche perché rispetto ad allora il nostro contingente è sceso sotto i trecento atleti mentre in Cina eravamo ben oltre i trecento. Però qualche soddisfazione credo proprio che ce la toglieremo».

È stato giusto lasciare a casa Andrew Howe?
«In staffetta l’avrei portato perché ci manca un elemento di forte personalità come Howe, però per la gara individuale c’è un commissario tecnico e ci sonodelle valutazioni che noi dall’esterno non possiamo fare perché non conosciamo bene la situazione».

Sarà comunque una spedizione azzurra multietnica…
«Era ora. Arriviamo anche troppo tardi rispetto a nazioni come Gran Bretagna, Francia e la stessa Spagna. Da noi le leggi in tema di riconoscimento della cittadinanza sono più restrittive ma adesso c’è la nuova generazione che è un po’ lo specchio del Paese».

Piccoli Baldini crescono?
«Ad Atene ho disputato la gara perfetta ma quella generazione di atleti adesso ha finito il suo ciclo e i giovani piano piano devono crescere. In campo maschile abbiamo un solo atleta e per giunta di 38 anni mentre nella maratona femminile ci sono ben tre atlete che possono giocarsela nei chilometri finali».

Una gara da non perdere?
«Ce ne sono parecchie. Ovviamente lo share maggiore lo avranno i 100 metri perché c’è il fenomeno Usain Bolt che per la prima volta vacilla e c’è Yohan Blake che ne sta insidiando la leadership. Eppoi la maratona».

Un conflitto di interessi del cuore…
«No, no, ne sono convinto. Il comitato organizzatore ha puntato molto sulla maratona come spot per la città, visto che il percorso di otto miglia si sviluppa tutto nella City e prevede l’arrivo a Buckingham Palace».

È quasi un peccato non esserci.(Valentino Beccari,gazzettadireggio)