"L'Italia che vince" oggi su Gazzetta il poster con Vale Rossi e Stefano Baldini

Valentino Rossi e Baldini in regalo con la Gazzetta: la grande rinascita e l’oro dell’Olimpo

“L’Italia che vince”: oggi l'ultimo poster in regalo dedicato al GP di Assen del 2013 e alla maratona olimpica del 2004

Franco Carrella

Un titolo Mondiale? Un’Olimpiade? Niente di tutto questo, ma una vittoria speciale di Valentino Rossi meritava una prima pagina speciale: la troverete riprodotta sull’ultimo poster plastificato in regalo oggi, venerdì, con la Gazzetta.

Valentino Rossi e Baldini in regalo con la Gazzetta: la grande rinascita e l’oro dell’Olimpo

“L’Italia che vince”: oggi l'ultimo poster in regalo dedicato al GP di Assen del 2013 e alla maratona olimpica del 2004

Franco Carrella

Un titolo Mondiale? Un’Olimpiade? Niente di tutto questo, ma una vittoria speciale di Valentino Rossi meritava una prima pagina speciale: la troverete riprodotta sull’ultimo poster plastificato in regalo oggi, venerdì, con la Gazzetta. Era il 29 giugno 2013 e il Gran Premio di Assen rappresentò il ritorno al successo del Dottore dopo il più lungo digiuno (44 gare, 993 giorni, due anni e mezzo) accompagnato da tanti dubbi (pure su di sé) e dalle scorie del biennio in Ducati. “Vale ancora”, titolò la Rosea dopo l’incantesimo spezzato: il trionfo precedente risaliva al GP di Malesia del 10 ottobre 2010. 

Responsabilizzato dalla Yamaha dopo l’incidente di Lorenzo nelle prove libere del giovedì (frattura scomposta della clavicola sinistra e immediato intervento chirurgico a Barcellona) e confortato dal miglior tempo del warm up ("Ora mi sento competitivo"), Rossi non falliva: trovato il giusto assetto della sua M1 - grazie al test di Aragon - e ritrovato l’antico feeling con l’anteriore, precedeva Marquez e Crutchlow. Un successo triplo: per sé, per la Yamaha e anche per il Mondiale di Lorenzo, a sua volta eroicamente 5°, anche se a fine stagione il titolo sarebbe andato a Marquez, Honda (+4 su Jorge, Rossi 4° dietro Pedrosa). "Una gara perfetta, la metto sul podio della mia carriera". Corsi e ricorsi: adesso l’astinenza di Rossi è ancora più lunga, la vittoria manca da 46 gare, serie iniziata guarda caso ad Assen nel 2017.

 

Sull’altro lato del poster, la prima pagina con cui la Gazzetta rendeva omaggio a Stefano Baldini: “Dio di Maratona”, e la splendida immagine del traguardo ai Giochi 2004, dopo i 42 chilometri di quel magico 29 agosto. «A casa non ho voluto affiggere troppi documenti sulla carriera, ma di quello non ho potuto fare a meno» raccontò anni dopo. Ricordando pure la prima volta in cui il suo nome finì sulla prima della Gazzetta: "Il 25 marzo 1990, per un 12° posto con bronzo a squadre ai Mondiali juniores di cross di Aix les Bains. Altri tempi". Quattordici anni dopo, dunque, sarebbe arrivato il trionfo ad Atene: «Un’immensa impresa italiana chiude la XXVIII Olimpiade dell’era moderna: non la scorderemo mai», l’occhiello a rimarcare il trionfo allo stadio Panathinaiko. Il reggiano a 33 anni era allora all’apice di una carriera prestigiosa che l’aveva portato a correre con i migliori alle maratone di New York e Londra, ed era fra i favoriti anche in Grecia. A 16 anni di distanza dal titolo di Bordin a Seul, un oro conquistato in rimonta tra i colpi di scena: il crollo del campione mondiale Gharib (solo 11°), quello del primatista mondiale Tergat (10°) e addirittura l’incursione di un fanatico religioso col kilt (un ex prete irlandese), che a sei chilometri dall’arrivo invadeva il tracciato come aveva già fatto al Gran Premio di Silverstone del 2003. Il brasiliano de Lima, al momento in testa, trascinato dal folle contro le transenne al km 35, veniva sorretto e rimesso in gara da un uomo corpulento dopo aver perso qualche secondo, poi Baldini staccava Keflezighi (eritreo rifugiato negli Usa, all’epoca non ancora conosciuto) e raggiungeva de Lima al km 38, chiudendo quindi vittoriosamente in 2h10’55” davanti a Keflezighi e allo stesso de Lima. «Sono passato in cassa per riscattare il lavoro di una vita. Ho corso ogni giorno, per me e per l’atletica. I sacrifici non mi sono mai pesati. Ne è valsa la pena», l’emozione di Stefano. L’aggancio al brasiliano – è opinione comune – sarebbe avvenuto anche senza l’aggressione. Poi a de Lima toccherà un onore immenso, ultimo tedoforo a Rio 2016 in sostituzione di Pelé. E confesserà: «Non posso togliere il merito a Baldini di aver conquistato l’oro. Gli italiani sono forti nella maratona».