Stefano pronto per la Maratona di Atene su corriere.it

L’olimpionico Stefano Baldini torna alla maratona di Atene: «Obiettivo tre ore, voglio godermi la corsa»

Dopo quindici anni di nuovo sul tracciato che gli consegnò la medaglia d’oro ai Giochi del 2004.

«Allenamenti e alimentazione, ecco come mi sono preparato questa volta»

di Valentina Romanello

 Veloci quanto basta

«Sono preoccupato, perché di quella gara di 15 anni fa ho dei bellissimi ricordi». Come dargli torto. «E quei ricordi sono pericolosi; devo mettermi in testa che domenica sarà diverso, come quando ho affrontato New York nella mia seconda vita: sono stato bravo a dimenticare il passato (l’avevo corsa in 2 ore e 9 minuti), per una gara insolita, durante la quale godermi il percorso, apprezzare il panorama, parlare con i runner a fianco a me». Insomma, se siete iscritti alla Maratona di Atene di domenica 10 novembre e avete come obiettivo una media non inferiore ai 4 minuti e 15 secondi al chilometro, potreste perfino scambiarci due chiacchere. Già, non più veloce: perché Stefano Baldini, «Dio di Maratona» ai Giochi di Atene 2004, torna sulle strade della sua impresa olimpionica a distanza di 15 anni, con l’idea di chiudere i 42 chilometri in 2 ore, 59 minuti e 59 secondi. Non un minuto di meno. Il «rischio», piuttosto, è quello di metterci qualcosa in più, ma è lo scotto da pagare per una gara corsa in buona compagnia: «Sarò insieme ai miei amici Ottavio Andriani, Giovanni Ruggiero e Maurizio Leone: se le ore saranno 3 e mezza, pazienza».

Sfida tra ori olimpici

In quel caso, arriverebbero insieme a Igor Cassina, altro olimpionico del 2004 – ginnasta della sbarra – che ha proprio le 3 ore e 30 come obiettivo. Sua l’idea di coinvolgere gli eroi di Atene per una reunion tra ori olimpici: a 15 anni di distanza lo spirito agonistico non lascia ancora spazio (completamente) alla pace dei sensi ed è così che quelli sulla start line di Maratona, storica location di partenza carica di suggestione, saranno solo due – i più allenati - tra i dieci vincitori azzurri di quell’edizione. Podista da soli tre anni, Cassina punta a migliorarsi e per Baldini è «carichissimo; io, invece, questa estate non sono riuscito ad allenarmi come avrei voluto: un fastidio al tendine d’Achille non mi ha permesso di fare ciò che mi ero prefisso — lavori brevi e più svelti — per poi allungare a settembre. Il periodo trascorso a Doha per commentare i Campionati del mondo si è rivelato uno stop provvidenziale, con un rientro a casa che mi ha visto ormai guarito, ancora competitivo sul breve ma con la necessità di caricare nelle ultime settimane. Che poi è la fine che fanno tanti, chi per infortuni chi per disorganizzazione: quella di (dover) puntare su una preparazione raccogliticcia nell’ultimo mese, che certo non consiglio».

L’alimentazione

Del resto, non sarà la stessa gara di allora: «Fa paura il confronto, non tanto cronometrico, quanto quello legato alle sensazioni fisiche: quella di Atene 2004 è forse la prova in cui ho faticato di meno, anche per questo così piacevole da ricordare. Per domenica punto a curare i dettagli, perché tutto aiuta, non solo la performance ma anche il piacere durante il “viaggio”». Cambia la stagione, ad esempio, rispetto al quella della corsa olimpica – estiva — ma l’importanza dell’idratazione non va sottovalutata: «Berrò due sorsi d’acqua ogni ristoro, non solo al bisogno, ogni due chilometri e mezzo; questo, a maggior ragione visto le previsioni meteo, con temperature minime di 15 gradi e superiori quando la gara (e la fatica) entrerà nel vivo. Fondamentale l’avvicinamento a tavola, con una dieta “a zona” nell’ultima settimana, aumentando minimamente i carboidrati, con l’inserimento di 80-100 grammi di pasta sia a pranzo che a cena gli ultimi tre giorni. Colazione in camera la mattina della gara: fette biscottate e marmellata, precedute da due fette di prosciutto e un pezzo di pane integrale, bevendo solo acqua come uso fare a ridosso delle corse lunghe»

L’integrazione

Ma cosa è cambiato nell’offerta legata all’integrazione rispetto a 15 anni fa? «La qualità, soprattutto nel caso dei carboidrati a basso indice glicemico, oggi molto più digeribili e più efficacemente utilizzabili dal nostro organismo. Per non parlare della praticità dei prodotti evoluti, sempre più tascabili, che oggi consente la personalizzazione della strategia nutrizionale e non costringe più all’utilizzo delle soluzioni offerte dagli sponsor degli eventi, magari mai testate in allenamento». Baldini in particolare è seguito dall’equipe Enervit (qui il magazine online che offre consigli e suggerimenti). «Porterò tre gel con me domenica, per assumere la prima bustina al 15esimo, la seconda al 25esimo e la terza al 32esimo chilometro, quando si scollinerà. Le alternerò a tre compresse che contengono carboidrati, vitamine e sali minerali, sempre nel minimo ingombro». Senza dimenticarsi l’integrazione nella fase successiva allo sforzo, altrettanto delicata: «Prezioso alleato nella finestra anabolica – il post allenamento a breve termine, assunto entro la prima mezzora dopo lo sforzo, consente il migliore recupero».

Le scarpe

E una «carica energetica» ulteriore, rispetto ai brividi del 2004, verrà dal vivere la gara nella pancia del gruppo: «Se il percorso tra la maratona olimpica e quella autunnale è praticamente identico, il contesto sarò differente: 500mila gli spettatori della prova dei Giochi, ma solo un centinaio i partecipanti. Il pubblico dell’Authentic Athens Marathon che si corre a novembre non può competere, ma la gara promette 17mila partecipanti per uno scambio empatico e un calpestio in sottofondo senza confronti». Ma, a proposito di piedi, quale sarà la strategia per le scarpe, 15 anni dopo? «Per chi, come me, ha avuto recenti problemi ai tendini, potrebbe essere indicato un modello protettivo, con un peso che si aggiri attorno ai 300 grammi e che tuteli ai primi segni di stanchezza: calzature più leggere potrebbero dare vantaggi nella prima parte di gara, ma accentuare l’affaticamento muscolare nella seconda». Baldini è uno dei testimonial dell’Asics. «Utile per me un leggero sostegno antipronazione, che usavo anche da atleta per le sessioni di corsa lenta: perché anche chi ha un appoggio neutro, quando accusa stanchezza, tende a modificare l’assetto. Muscolarmente parlando, non si riesce più ad ammortizzare le spinte di appoggio a terra come nei primi 20 chilometri».

Anche Palestra

Perchè quella di Atene è una maratona impegnativa, con un percorso da interpretare, soprattutto da chi non sia allenatissimo: «In salita devi accorciare il passo perché più i passi sono lunghi, maggiore forza devi imprimere e maggiore sarò il costo energetico del gesto. Questa corsa con passi più brevi va poi mantenuta in discesa, perché passi lunghi significano impatti violenti e un quadricipite che andrà a soffrire, impedendo un’efficace ammortizzazione». E ad Atene gli ultimi dieci chilometri sono proprio in leggera discesa: «Se sei allenato puoi anche goderne, avendo gestito bene la parte centrale della gara; ma se non lo sei, non aspettare quel momento per accelerare, perché il serbatoio indicherà già la riserva». Ha scelto anche la palestra, Baldini: «Due volte alla settimana nell’ultimo periodo, per un lavoro leggero di potenziamento di polpaccio, bicipite e quadricipite femorale». Nella sua preparazione — condizionata dal fastidio al tendine — ha puntato anche sui combinati, con un’ora di bici in agilità e una decina di chilometri a piedi. E se la domanda, a questo punto, nasce spontanea, lui risponde: «Non chiedetemi di fare l’Ironman: dovrei lavorare moltissimo sul nuoto, ma non ne ho il tempo e nemmeno la voglia. Molti non approvano, ma oggi mi diverto così: a correre per stare bene; ad Atene, anche in buona compagnia». Dio di maratona. Maestro di saggezza.(corriere.it)