Atene 2004+15: cronaca di giorni indimenticabili, 7a parte

A 15 anni dalla magica stagione 2004, settimo capitolo del nostro libro-racconto. Oggi leggiamo della conferenza stampa del 28 agosto 2004, alla vigilia della gara, su Gazzetta dello Sport.

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Baldini, è il tuo giorno

La maratona chiama Stefano: «Sono al top, mi sento un leone» «Non è una gara come le altre, servirà fantasia. Si deciderà tutto sulla salita: ti taglia le gambe senza che te ne accorgi» «Tergat da battere, ma senza le lepri non avrà punti di riferimento».

dal nostro inviato ATENE (Grecia) La maratona sarà un' avventura terribile e affascinante. Il caldo, un percorso durissimo, medaglie in palio che bastano da sole a giustificare una carriera, 102 atleti pronti a tutto, l' arrivo allo stadio Panathinaiko dove le Olimpiadi sono risorte 108 anni fa. Non ci saranno primati del mondo o tempi clamorosi, ma vivremo l' essenza stessa della più classica delle distanze: la fatica, il coraggio, la sofferenza, il sacrificio. Cosa sarà questa sera alle 5 italiane la prova che chiude i Giochi di Atene? «Una gara da correre di testa - spiega Stefano Baldini - nella quale è necessario gestire al massimo le energie senza estraniarsi dalla lotta per il podio». La prova femminile disputata domenica è stata stravolta dal caldo. Le favorite, la britannica Radcliffe e la keniana Okayo, sono crollate, ha vinto la giapponese Mizuki Noguchi correndo la parte in salita più veloce di quella in discesa. Una follia. Ora le condizioni climatiche sono meno esasperate. «Ma la vera difficoltà da superare sarà questo percorso massacrante» sottolinea ancora Baldini. Una strada ondulata, con una salita da Pikermi, al 25° km, a Stavros, la porta di Atene, al 32° km: una pendenza costante del due per cento. Poi la discesa sino allo stadio Panathinaiko. Il campione olimpico uscente, l' etiope Abera, è stato fermato da una lesione a un tendine d' Achille. I favoriti sono il keniano Paul Tergat, primatista mondiale con 2h04' 55", l' iridato 2003 Jouad Gharib, il coreano Bong Ju Lee. Con loro c' è anche il nostro Stefano Baldini, bronzo iridato nel 2001 e nel 2003. In grande condizione sono pure segnalati lo spagnolo Rios, l' etiope Tolossa e il giapponese Aburaya. Baldini è tra i favoriti per le sue ultime tre stagioni ad altissimo livello e per una condizione che mai aveva potuto raggiungere in passato, condizionato dagli infortuni. Non teme nessuno e ha dentro quel fuoco che porta lontano. Il suo allenatore Luciano Gigliotti sussurra a mezza voce: «Per un bronzo non firmerei...». «Questa olimpica - prosegue Baldini - non è una gara come le altre. Non ci sono le lepri a dettare il ritmo. Tergat, ad esempio, non ha mai corso senza lepri, il suo scudiero Korir si è infortunato e non ci sarà, quindi Paul dovrà trovare da solo il ritmo e capire il momento in cui eventualmente tentare l' azione. Non penso che il vincitore chiuderà sotto le 2h10' , passeremo a metà in 1h06' . Ma si deciderà in quella benedetta salita. Davanti penso che ci sarà un gruppo compatto che chilometro dopo chilometro si sfilaccerà. Scollineremo, al 32° km, in non più di dieci. Poi scoppierà la battaglia. Gharib non potrà fare un cambio secco come lo scorso anno ai Mondiali, quando si staccò correndo 3 km a 2' 50" al km. La salita lo stroncherebbe. Questa salita l' ho percorsa l' altro giorno in auto: è micidiale perché è subdola, in certi punti non te ne accorgi e ti taglia le gambe. Ecco, la falcata lunga potrebbe stroncare gli africani». Parole decise per una gara già corsa mille volte sulla strada dell' anima, nelle ore di allenamento, parole soprattutto sicure. Qual è il sogno di Stefano? Sorride Baldini, prende fiato e confessa: «Ho qualcosa in più rispetto al passato, mi sono preparato per resistere ad attacchi terribili, ho l' esperienza per gestire questa situazione. Dopo la maratona di Londra in aprile ho disputato 4 gare e le ho vinte tutte, l' obiettivo era arrivare ad Atene col cento per cento della salute e ce l' ho fatta. Ma forse quello che conta è che ho più cattiveria dentro, l' idea che sia la mia ultima Olimpiade mi stimola tantissimo». Sì, le cose in allenamento sono andate davvero bene. Bene da spaventare. «Tre mesi duri e forse anche un po' monotoni, non vedevo l' ora che arrivasse questo 29 agosto. Anche gli ultimi test sono stati ottimi, ma i test sono fedeli solo quando disputi una maratona a 10 gradi di temperatura. Questa sarà una gara tutta da inventare, dove servirà anche la fantasia. Per questo non partirò con una tattica in testa, valuterò di volta in volta le situazioni e cosa fare. In discesa c' è chi corre più veloce di me, ma in salita mi sento un leone». Pierangelo Molinaro (foto Daniele Parazza)