Atene 2004+15: cronaca di giorni indimenticabili, 4a parte

A 15 anni dalla magica stagione 2004, ecco la quarta pagina del nostro libro-racconto. Rileggiamo oggi la cronaca di Gazzetta dello Sport del 12 agosto 2004 e il commento scritto da Stefano su maratoneti.com che raccontano la corsa internazionale Amatrice-Configno, ultimo test agonistico prima delle Olimpiadi di Atene 2004.

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Sydney è lontana, oggi sono al 100%

“Non ho mai lavorato così bene, stavolta affronterò la gara con la giusta cattiveria” di Giorgio Lo Giudice

I bambini chiedono autografi, lui firma contento, ma con il volto di chi sa ancora di avere sulle spalle un peso non indifferente: sarà l’uomo di punta della squadra di maratona che ad Atene punterà al podio. Stefano Baldini non tradisce le attese e viene giustamente acclamato dal pubblico e dai quasi 600 amatori pervenuti ad Amatrice per correre questa classica internazionale.

 

La Amatrice-Configno portò bene a Gelindo Bordin nel 1988, che la vinse prima di andare incontro alla gloria dell’oro di Seoul. Ora tocca a Stefano non tradire le aspettative. Le premesse ci sono tutte, la condizione è ottima, a differenza della sfortunata esperienza di Sydney, che ancora gli brucia dentro (ritiro al 15° km della maratona olimpica). Tutte emozioni da mettere in cascina e da far esplodere al via da Maratona, direzione Atene, il prossimo 29 agosto.

“Ottima gara, tutto bene – attacca Baldini subito dopo aver tagliato il traguardo - sono molto soddisfatto di come ho condotto la gara, anche se non mi aspettavo la vittoria perché c’erano atleti forti come Ivuti (che è arrivato secondo, ndr). Lui è partito forte, ma quando mi sono accorto che non faceva la differenza con il suo cambio di ritmo ne ho approfittato  e ho tirato fuori un attacco progressivo. Spero proprio che questa prova sia utile in vista di Atene, ormai certi cambi di velocità sono diventati fondamentali per vincere una maratona”.

Una soddisfazione importante che conferma ancora una volta come il lavoro intenso svolto in altura stia dando i suoi frutti. “Da Saint Moritz sono arrivato qui ad Amatrice e mi sentivo in ottime condizioni di forma, quindi se oggi non avessi corso forte non sarei stato pienamente soddisfatto. Per appena 3 secondi non ho battuto il mio record della corsa? In realtà basta un po’ di umidità in più per cambiare il tempo e fare la differenza. Mi interessava la risposta che hanno dato le gambe ed è stata buona…Questa volta arriverò ad Atene al 100%: dopo la Maratona di Londra di questa primavera (dove arrivò quarto, ndr) ho vinto quattro gare su quattro, quindi non posso che considerarmi soddisfatto. Il nostro sistema di preparazione per le maratone è consolidato, sono fiducioso”.

Smaltire la delusione per il ritiro di Sydney 2000 è un’impresa dura. Per Baldini l’occasione di Atene rappresenta una vera e propria vendetta col destino: “Oggi non ci ho pensato, ma negli ultimi 4 anni quel ritiro è stato un chiodo fisso. Quali sono stati i momenti più difficili della preparazione? Nessuno in particolare, perché ho lavorato sempre con la giusta cattiveria agonistica. Mi sento motivatissimo e questa gara ne è stata la dimostrazione”.

Può dirlo forte, visto che lo speaker della corsa, già al terzo chilometro, vedeva una grinta nella corsa di Baldini che ne faceva subito presagire una vittoria, nonostante a ruota, dietro di lui, ci fosse un osso duro come il keniano Ivuti, arrivato secondo. Baldini ha fame di vittoria, lo si vede anche dal fisico asciutto, che non arriva ai 60 kg, anche se in serata una succulenta Amatriciana come premio se l’è proprio meritata. Per capire quanto questa vittoria sia importante basti pensare al fatto che sono passati 8 anni dall’ultimo successo di un italiano alla Amatrice-Configno. E nel ’96 era stato proprio Baldini a interrompere una lunga serie di successi africani. Insomma, il lavoro paga e Baldini lo dimostra dando cifre precise: “Tra giugno e luglio ho corso 1800 km. Non ne avevo mai fatti così tanti e confermo che la delusione di Sydney in questo senso è pesata molto. Per Atene non voglio fare proclami, ma mi sento convinto dei miei mezzi e devo essere fiducioso”. 

Ecco il pezzo scritto da Stefano subito dopo la gara su maratoneti.com

L'Amatrice-Configno è una gara molto particolare: un atleta che voglia ben figurare su un tracciato come quello (ultimi 5 km che salgono con una pendenza media oltre a 2%) deve essere in buona condizione muscolare e organica. Molti hanno partecipato con altre gare nelle gambe e questo li ha sfavoriti. La mia scelta era invece dettata dalla particolarità del percorso simile (anche se breve) a quello di Atene, dal clima sicuramente caldo e dalla voglia di mettere il numero almeno un'altra volta prima della maratona del 29. Sceso dal fresco di S.Moritz credevo di patire il cambio di temperatura, ma fortunatamente Amatrice si trova a 900 metri sul livello del mare in Provincia di Rieti, in mezzo alle montagne, quindi con aria più fresca e temperatura accettabile. Ma lo zampino gli organizzatori ce lo mettono sempre: difatti, partenza alle 16 in punto e segnalazioni errate nel primo km ci facevano sbagliare strada 2 volte e sudare ancora di più di quella che era già una graticola. Fortunatamente nessuna caduta e solo qualche secondo di ritardo (avrei fatto probabilmente il record del percorso) mi permettevano di rientrare immediatamente sui primi e di iniziare la gara vera e propria, con una prima fuga solitaria già al 3° km, quando inizia la salita (azione stoppata dal keniano Ivuti e dall'etiope Tedesse) e con una parte finale di gara (ultimi 2 km) nella quale ho dato tutto me stesso simulando qualcosa che potesse andar bene per Atene: cambio di ritmo e via, tenere fino alla fine per vedere cosa fanno gli altri. Risultato, Ivuti a 13" di distacco e Tedesse a oltre 1 minuto. Una prova soddisfacente, ma che non mi fa volare più alto del necessario. Ho troppa esperienza da credere che Atene sarà una cosa completamente diversa, ma la stessa esperienza mi dice che mi sono allenato tanto, bene e forse come mai. Perciò la conclusione è facile: si va, si da tutto e poi vediamo che succede; se va bene festeggeremo, se saranno più bravi gli altri glielo riconosceremo. Ciao e a presto.