Atene 2004+15: cronaca di giorni indimenticabili, 3a parte

A 15 anni dalla magica stagione 2004, riviviamo insieme qualche momento fondamentale dell’avvicinamento alla maratona olimpica di Atene. Utilizzando alcune interviste e pezzi pubblicati da Stefano Baldini su maratoneti.com, godiamoci le emozioni e le aspettative di un’estate pazzesca.

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Oggi, per il capitolo 3, rileggiamo un'intervista di 15 anni fa esatti, il 9 agosto 2004, pubblicata dall'inviato di Gazzetta dello Sport Pierangelo Molinaro, dal ritiro della Nazionale a Saint Moritz.

Baldini, un sogno lungo 4 anni

«A Sydney mi ritirai: da allora penso solo al riscatto nella maratona di Atene» «Sarà la mia ultima Olimpiade e ciò mi carica tantissimo: dovrò stupire anche me stesso» Il tecnico Gigliotti: «Non l' ho mai visto lavorare così, è il Baldini più forte di sempre»

Pierangelo Molinaro da ST. MORITZ (Svizzera) L' aria è fresca e frizzante, ben diversa da quella della pianura. La pista di St. Moritz è zeppa di campioni, provenienti da mezzo mondo, che fra qualche giorno vedremo in gara all' Olimpiade. Sono lì per fare il pieno di ossigeno e preparare l' assalto alla gloria. Tra di loro, nella Montecarlo delle nevi, c' è anche Stefano Baldini. «Ho corso un' ora e mezza questa mattina, adesso faccio qualche lavorino di forza. Ma il grosso è fatto, ora si tratta di diventare brillanti e soprattutto stare bene», dice con semplicità il numero uno italiano della maratona. «Sono salito ai 1800 metri di St. Moritz il 13 luglio, scendo a casa domani e mercoledì corro la Amatrice-Configno. Anche Bordin nell' 88 prima di Seul vinse quella gara...». 

Un po' di scaramanzia non fa mai male. Nella capitale del Paese dell' Estremo Oriente, Gelindo conquistò sulla maratona l' ultima medaglia d' oro olimpica dell' atletica italiana. Sono passati 16 anni da quella notte incredibile e ora Baldini ci riprova. «Ma da allora l' atletica mondiale è profondamente cambiata» spiega Luciano Gigliotti, il tecnico di Baldini e allora di Bordin. «Prima gli africani erano forti ma ingenui, adesso allenatori come Gabriele Rosa e Renato Canova hanno sparso il verbo giusto e così quei ragazzi sanno far valere tutta la loro forza».

Baldini sorride e ascolta. Meno di quattro mesi fa era uscito dalla maratona di Londra con il morale sotto i tacchi. Nel 2003 aveva perso la classica londinese solo allo sprint e il quarto posto di quest' anno gli ha lasciato nel cuore un senso di impotenza. I keniani gli sono parsi imprendibili, inattaccabili, invincibili. «Adesso il quadro è cambiato - riprende Stefano - forse in questi mesi sono diventato più cattivo». «Si è allenato con una determinazione incredibile, con una voglia di fare che in certi giorni mi ha stupito e un po' preoccupato. Forse è il Baldini più forte di sempre», sussurra Gigliotti. Già, il Baldini più forte doveva essere quello di quattro anni fa a Sydney. Con il titolo europeo in tasca andava come un treno, ma nel momento decisivo della preparazione una microfrattura da stress all' anca lo mise k.o. «In Australia dovevo essere all' apice della carriera e invece fui costretto a ritirarmi. Quel giorno non l' ho mai digerito. Ho 33 anni e questa che ho davanti è la mia ultima Olimpiade. Questo fatto mi carica moltissimo. Ad Atene penso da quattro anni, ormai ho tanta esperienza e devo farla valere tutta. Cos' è un' Olimpiade? Una gara in cui devi stupire anche te stesso. Devi stare bene e anche essere fortunato, trovare quella condizione che hai due giorni in tutta la tua vita. Partirò per Atene convinto di aver fatto tutto quello che potevo fare, di potermela giocare con chiunque. La fiducia è tornata a maggio, quando ho vinto a Napoli il titolo italiano della mezza maratona. Tre settimane dopo Londra, con poco lavoro nelle gambe, pensavo di chiudere in 1h05' , invece ho vinto con facilità in 1h02' . Voleva dire che non ero poi così scarso...».

Gli occhi sinceri di Stefano si illuminano, c' è il fuoco della fede nell' anima di questo ragazzo. Non ha mai avuto paura di fare fatica, la sua cultura contadina gli ha dato la serietà e la continuità per diventare un atleta di vertice, Gigliotti gli ha dato il metodo. Ed è proprio nella profonda ammirazione che un tecnico esperto e navigato come il modenese ha in lui che si leggono gli anni di fatiche e i sogni non confessati. Due allenamenti al giorno, 230 chilometri di corsa la settimana, poi pista e palestra e i massaggi di Daniele Parazza: questa è la ricetta per Atene. Solo la domenica si riposa, il giorno in cui forse più di ogni altro pensa alla strada che lo aspetta.

Sì, la strada da Maratona ad Atene nella sua mente l' ha già calpestata migliaia di volte.

Tutti parlano del caldo, ma il vero problema sarà un percorso durissimo. «Il caldo penso che peserà soprattutto la prima ora, ma è la salita a fare paura. Dal 25° al 32° chilometro la strada sale costantemente con una pendenza del due per cento. Sette chilometri terribili. Poi, quando si scollina, comincia la battaglia vera. Se hai ambizioni c' è un solo posto dove puoi stare: davanti. Se perdi terreno in quella salita non rientri più. C' è gente capace di correre gli ultimi 10 km a un ritmo di 2' 56" al chilometro. Jaouad Gharib lo ha fatto l' anno scorso a Parigi, io quel giorno vissi un attimo difficile e non riuscii più a riprenderlo, così mi dovetti accontentare del bronzo. Il marocchino sarà fra gli avversari più difficili anche ad Atene, ma ci sono i keniani, Paul Tergat e Sammy Korir, poi l' etiope Gezahegne Abera, anche se l' infortunio al tendine d' Achille in aprile a Londra è stato serio e non so se è riuscito a riprendersi completamente. Forse credo un po' meno, in questa occasione, ai keniani, perché su quella salita potrebbero pagare la loro falcata ampia». Un piano, quello della gara olimpica, già studiato a tavolino. Prosegue Baldini: «Non so se tutti aspetteranno ad attaccare sino a quando si vede Atene, forse qualcuno proverà ad andar via prima. Potrebbe essere, in salita, un' azione suicida, ma ormai nelle maratone di oggi non si può più lasciare scappare nessuno. Forse sarò io a scappare... Adesso il mio peso è di 59 chili, ho lavorato tanto anche sulla potenza e su quei cambi di ritmo su cui sono stati costruiti i risultati delle grandi maratone negli ultimi anni. L' importante è stare là davanti. A giocarsi la gara della vita».