Atene 2004+15: cronaca di giorni indimenticabili, 1a parte

A 15 anni dalla magica stagione 2004, ci sembra giusto rivivere qualche momento fondamentale nella costruzione e nell’avvicinamento alla maratona olimpica di Atene. Utilizzando alcune interviste e pezzi pubblicati da Stefano Baldini su maratoneti.com, riviviamo le emozioni e le aspettative di un’estate pazzesca, iniziando da un’intervista pubblicata da “Atletica” nel giugno 2004.

Un ragazzo che sogna una corsa tutta d’oro.

Di Valerio Vecchiarelli

Nel fresco di Livigno Stefano Baldini ha posto le basi della sua rincorsa a un grande risultato nella maratona olimpica di Atene. Correndo con in mente un’immagine: l’arrivo di Bordin a Seoul ’88: “Gli avversari? Gli africani, gli spagnoli, ma soprattutto il caldo. Ma se c’è un pizzico di fortuna...”

 

Il film di Gelindo che stordisce Seoul ai Giochi Olimpici del 1988 lo ha visto e rivisto mille volte, parole, passi e movimenti di quell’arrivo trionfale li conosce a memoria. Li sogna ad occhi aperti. Stefano Baldini nel fresco di Livigno non gioca a nascondino, pensa ad Atene, alla maratona che vale una carriera, alla fatica che vale una vita spesa sull’asfalto: “Oh, se ho in testa l’impresa di Bordin! Certo che ce l’ho, ma ognuno ha una storia personale, fatta di giornate giuste, di condizioni perfette quando devono esserlo, di tutto che funziona nel modo voluto. Sono qui perché ciò avvenga, stiamo lavorando bene, forse molto bene, e per adesso la preparazione sta andando come programmato”

Una preparazione che è iniziata in inverno, due periodi al caldo della Namibia per sfuggire al freddo  di casa nostra, quindi adesso Livigno con il gruppo olimpico azzurro al completo, poi a Predazzo dal 21 giugno al 10 luglio, per chiudere la rifinitura di tutte le fatiche in quota a Saint Moritz, quattro settimane che serviranno per preparare con cura il motore e mettere a punto i particolari. E alla fine saranno 4000 chilometri macinati in solitudine per correrne con il cuore in gola poco più di 42, per adattarsi alle condizioni estreme che regalerà la Grecia, al caldo, all’umidità, al rischio di disidratazione, alla concorrenza spietata.

Nel periodo più importante della preparazione Stefano Baldini correrà 250 chilometri alla settimana e passo dopo passo, metro dopo metro, penserà solo alla gloria di Olimpia, ad una maratona come mai ne ha corse nella sua vita piena di successi, al giorno perfetto che mai si è presentato in occasione dei grandi appuntamenti; neppure quando ai Mondiali di Edmonton o Parigi una fatica di bronzo lo ha confermato tra i più grandi interpreti al mondo di una specialità massacrante: “Adesso con il senno di poi devo dire che a Parigi per le condizioni in cui ci sono arrivato ho portato a casa il massimo, anche se dopo tanti anni non riesci più ad accontentarti. Felice per il bronzo mondiale, appagato no”.

E adesso le Olimpiadi, dopo che a Sydney la strada fu amara, spietata, così cattiva al punto da imporgli il ritiro. Quattro anni dopo, quello resta un ricordo del quale fare tesoro: “Rispetto a Sydney ci sono soprattutto quattro anni in più. Questo è un bene se pensi alla capacità acquisita nel gestire particolari situazioni, nell’abilità nel leggere la gara, nell’esperienza che ti fa mettere da parte l’emozione che si trascina dietro ogni grande evento. Però sono quattro anni in più anche sulle gambe. Questa sarà la mia ultima avventura olimpica ed allora voglio ottenere il massimo. L’obiettivo è prestigioso, non mi tiro indietro e se devo pensare ad un traguardo ho davanti quello della conferma ad alto livello. Voglio confermare quanto fatto in questi anni e per centrare l’obiettivo devo arrivare al 29 agosto in condizione perfetta. Poi entra in gioco anche la fortuna, sperare di vivere una giornata di grazia, in cui tutto funziona come deve funzionare. La prima variabile è la salute, per arrivarci come spero non devo avere problemi. La buona sorte avrà la sua importanza, anche se mi sento abbastanza tranquillo perché raramente sbaglio le gare importanti”.

Le Olimpiadi sono un punto di arrivo per tutti, il loro fascino vale più degli ingaggi faraonici delle faraoniche maratone e nessuno riesce a resistere al richiamo della gloria. E così, a differenza di Mondiali ed Europei, ogni Nazione presenterà i suoi atleti migliori. Baldini sa che la concorrenza sarà spietata: “Una vittoria olimpica è qualcosa che può cambiare tutto, che può dare un senso a tanti sforzi, che potrebbe rendere leggendaria una carriera. Per me all’inizio il sogno era partecipare e ci sono riuscito, adesso è lasciare il segno, i traguardi è naturale che strada facendo si spostino in avanti. Ma tra i miei favoriti metto tutti quegli atleti che nelle condizioni estreme che troveremo in Grecia possono sentirsi a proprio agio: gli africani in testa, Kenya, Etiopia, Sud Africa e Marocco presenteranno degli squadroni, poi ci sono gli spagnoli che da tempo hanno dimostrato di essere competitivi. Un’incognita sono i giapponesi, non hanno stelle di prima grandezza, ma nel caldo e nella sofferenza sanno esaltarsi e potrebbero far saltare il banco. Dove colloco Stefano Baldini? Speriamo nel gruppo di testa a capire come evolve la situazione. E poi che sia la giornata giusta”.

La strada, la fatica e la solitudine. La vita del maratoneta è scolpita in abitudini spartane, tanta dedizione, tantissimo allenamento. Al fresco di Livigno tutto sembra più facile: “Ma siccome ad Atene farà caldo dovremo anche adattarci alla novità. E così una volta scesi da Saint Moritz staremo un po’ a casa e magari ci sarà anche l’occasione per qualche impegno agonistico di rifinitura. Ancora non ho deciso i miei programmi, ma dovrò sicuramente scegliere due gare su strada. Soprattutto per attaccarmi il numero sulla maglia, adesso mi manca da matti e non vedo l’ora di avere un pettorale”.

Ad Atene lo avrà, ornato dai cinque cerchi della gloria. Stefano Baldini corre verso l’ignoto portando a spasso un’idea meravigliosa. Il film dei Momenti di Gloria di Gelindo Bordin è lì, splendido e spietato. Sarebbe bello togliere le ragnatele da quei fotogrammi. C’è un ragazzo di Castelnovo Sotto che non pensa ad altro. Ad un giorno che da solo può valere una vita vissuta di corsa. (foto G.Colombo/Fidal)