Riprovando le Asics Special Atene 2004, la mia review

Mi sono passate per le mani e la tentazione di indossarle nuovamente è stata più forte di me. La storia di queste speciali scarpe da gara nasce da lontano. Ho iniziato a collaborare con Asics nel 2000.

 

Il brand giapponese, fondato nel 1949 da Kihachiro Onitsuka, famoso nel running per le soluzioni tecniche di livello avanzato e l’indiscutibile affidabilità, ha sempre messo a disposizione dei propri ambassador principali il suo laboratorio di biomeccanica di Kobe, per trovare soluzioni adeguate al talento dei propri atleti verso la massima prestazione. E così, nel 2003, dopo il secondo bronzo consecutivo in maratona ai Mondiali di Parigi Saint Denis, mi sono guadagnato i gradi per poter aspirare a un modello “Special” personalizzato sulle mie specifiche caratteristiche e richieste.

Parlando con Hitoshi Mimura, ex maratoneta e progettista di Asics, ero riuscito a sottolineare le esigenze per me fondamentali in una scarpa da gara: drop 10mm, peso sotto i 200 grammi, massima traspirabilità della tomaia e grip adeguato in ogni condizione climatica e di pavimentazione stradale.

La tomaia della Baldini Special richiama la Tharther Japan dell’inizio anni 2000 (l’antenata dell’odierna Tartherzeal), una scarpa leggera che in Giappone ha fatto la fortuna di tanti maratoneti da 3h in giù. Molto morbida e traspirabile, con poche cuciture, mi è sembrata subito perfetta pensando alle maratone estive, dove si suda tanto ma soprattutto, con temperature verso i 30 gradi, ci si bagna con parecchia acqua che inevitabilmente finisce anche nelle scarpe. E’ troppo importante avere una calzatura capace di drenare velocemente l’umidità senza rischiare fastidiosi effetti collaterali come scivolamento del piede o vesciche. L’intersuola è in SpEva, molto reattiva, ancora efficiente e sufficientemente morbida anche dopo 15 anni. Su mia specifica richiesta il drop è di 10mm (15/25 le altezze anteriore e posteriore) in modo da non sovraccaricare il polpaccio in funzione della seconda ora di gara o negli allenamenti più lunghi. E’ un’esigenza personale, molti colleghi (soprattutto asiatici) preferiscono un drop più basso. La tecnologia Gel all’avanguardia non può mancare  nella parte posteriore dell’intersuola. La suola è in Telykos nella parte posteriore e DuoSole nella parte anteriore, con grip eccellente anche sul bagnato, altra caratteristica importante in gare cittadine dove a terra puoi trovare asfalto, cemento o pietre. La parte mediale del piede è ben sostenuta dal sistema Trusstic racing in materiale termoplastico, talmente moderno da essere presente su molti modelli ancora oggi. Il mio numero 42 pesa 170 grammi, leggerezza allo stato puro seppur con un’intersuola importante.

La sensazione, a velocità sostenuta, è quella di totale controllo del movimento del piede. La suola lavora oggi ancora bene a terra sia in pista che su asfalto, sento la necessità di usare tutta la capacità di appoggio e rimbalzo per correre forte e fare girare le gambe in modo armonico ed economico. Non c’è dubbio che doti di elasticità muscolo/tendinea, legate a quelle neuromuscolari, ti permettano di abbassare i tempi di appoggio a terra, il controllo del movimento, la decontrazione generale e favorire il minor costo energetico generale della corsa. Le Special sono state da sole il segreto di una vittoria olimpica?  Da sole no, ma hanno concorso, assieme a tutti gli altri fattori genetici e tecnici, ad una prestazione ideale in allenamento e nel momento più importante, quello della gara.

A posteriori penso proprio che, con tutto il gruppo di lavoro, abbiamo fatto le scelte giuste.