New York New York

New York resta sembre molto bella, magari sul piano squisitamente tecnico è stata superata negli anni da altre maratone (Londra, Chicago), ma il fascino della grande mela resta sempre intatto. Per tutti i maratoneti, quelli d'esperienza e quelli della prima volta, quelli da 2h10' e quelli senza tempo massimo. Anche la gara di ieri, vista alla tv prima su Eurosport poi su Rai (Ottavio mi aveva incaricato di registrare tutto), ha detto di un pubblico bellissimo sul percorso, di gare combattute nonostante la pessima regia americana che ancora una volta non ci ha fatto capire nulla di passaggi e proiezioni. Come maratoneta mi ritengo un pò sfortunato nei confronti di questo evento: con i tempi realizzati in due delle mie apparizioni newyorkesi (1997, 3° in 2h09'31" e 2002, 5° in 2h09'12") avrei vinto parecchie volte la gara, compresa quella di quest'anno, dove nonostante una temperatura caldina (20°C), ma non proprio proibitiva, avrei fatto sicuramente meglio del 5° posto dello scorso anno. Sarà per la prossima volta, dico sempre. Volevo fare i complimenti ai nostri Di Cecco e Andriani, che sono andati bene domenica: hanno detto "bene il piazzamento, non il tempo", ma hanno comunque dimostrato caparbietà e voglia di soffrire anche per posizioni a ridosso del podio che li nobilitano a livello internazionale; molti altri, vedendo che non era giornata, dopo il 25° km avrebbero messo la freccia per il ritiro davanti a quella nuvola di africani che volavano via sulla First Aevenue, loro invece ci hanno creduto fino in fondo dando così un senso alle settimane di dura preparazione per questa maratona. A me piacciono quelli così. Prima o poi toccherà anche a loro, e si ricorderanno di questa volta

"A perdifiato", un romanzo da leggere

Succede tutto dopo i Mondiali parigini: ricevo una telefonata dal Comune di Reggio Emilia che mi invita alla premiazione di un libro che vince il concorso dell' iniziativa "Ricercare", creata dall'amministrazione comunale per non perdere di vista l' importanza della cultura e della letteratura in particolare. Nulla di strano, mi dico, non è la prima volta che succede di recarmi in Sala del Tricolore per una cosa del genere. Il particolare è che l' opera premiata mi riguarda da vicino, essendo vincitore il libro "A perdifiato" di Mauro Covacich, scrittore friulano col "vizietto" della corsa e della maratona. Ho avuto la fortuna di leggere il libro e posso dire che ne vale la pena, difatti sta facendo il pieno di premi e recensioni positive. Si tratta di un romanzo che abbraccia svariate problematiche attuali: dall' amore all' adozione, da una catastrofe ecologica al ruolo di Dario Rensich, il protagonista del libro, un ex maratoneta di livello internazionale spedito in Ungheria dalla Fidal per svezzare un gruppo di giovani mezzofondiste locali. La precisione con la quale Covacich snocciola fattori tecnici e fisiologici, agonistici e psicologici sono sicuramente il frutto di u' accurata preparazione che si concretizza in un libro che tratta di fondo un argomento sportivo (la maratona), ma che risulta interessantissimo per l' importanza di tutte le tematiche trattate. Mai titolo è stato più azzeccato, si legge davvero tutto d' un fiato, o a perdifiato, come volete. Ho avuto la fortuna di premiare (nella foto) e conoscere brevemente Mauro che pareva lusingato di ricevere da me un riconoscimento. Parlando con lui ho avuto la sensazione di conversare con un esperto maratoneta, che segue abitualmente in TV tutti i grandi eventi, e soprattutto di una bella persona. Azzeccatissima nel libro la descrizione della maratona, che per Covacich non è una disciplina sportiva, ma bensì l'espressione del corpo che pensa. Io credo sia proprio così.

Training: il mio programma della settimana

Visto che in molti mi hanno chiesto come mi sto allenando in questo periodo, eccovi il programma della prossima settimana. Saranno sette giorni di "carico", quindi molto impegnativi, anche se il chilometraggio non è quello da maratoneta. Il programma è naturalmente a cura di Luciano Gigliotti. LUNEDI Mattino: riscaldamento 30' + 3 x 15'circuit training (es. tecnica + 200m in 36" per 12' + 1 km 2'45") Pomeriggio: 50' facili MARTEDI Mattino: 1h con 10 allunghi Pomeriggio: 50' + stretching MERCOLEDI Mattino: 20' + 14 km Fondo Medio Variato (1500m 4'45"/4'50"+ 500m 1'24"/1'26") Pomeriggio: 40' facili GIOVEDI Mattino: 1h15' con 10 allunghi + massaggio Parazza Pomeriggio: 50' + potenziamento tronco VENERDI Mattino: 40' + 15 x 100m e 2 x 300m sprint in salita recupero 1' 15" Pomeriggio: 40'/50' SABATO Mattino: Riscaldamento + 10 x 1000m recupero 200m in 60" (training in pista con chiodate) Pomeriggio: 40' DOMENICA Mattino: 1h30' collinare

Un posto fuori dal comune

Anche quest' anno Windhoek, capitale della Namibia, è la meta che ho scelto per allontanarmi tre settimane dal clima rigido della pianura padana, che mi ha sempre impedito di allenarmi nel modo migliore. Ci tornerò altri venti giorni a marzo, quando rifinirò la preparazione per la maratona di Londra. E' la nona volta che vengo qui, la prima nel 1997, quando avevamo deciso di cambiare la sede del raduno invernale in altura. Difatti in precedenza ero stato un paio di volte a Johannesburg, in SudAfrica, ma l' inquinamento cittadino e i problemi di sicurezza ci consigliarono di cambiare meta. La prima volta siamo venuti qui un pò al buio, nel senso che Windhoek ci era stata consigliata da Elio Locatelli, ex C.T. della nazionale, che allora lavorava al progetto Africa della IAAF e aveva avuto la possibilità di conoscere questo posto meraviglioso. Difatti all' inizio abbiamo avuto difficoltà a trovare i percorsi e a misurarli, ma il clima caldo, secco, i colori e gli sterrati incontaminati mi avevano già fatto innamorare. In particolare il "giro del medio", un anello di 10 km scarsi, è quello che preferisco: si tratta di un percorso ingannevole, che ti invita a correre veloce nella prima parte, per poi tagliarti le gambe con i secondi 5 km in leggera salita che ti mettono a dura prova, soprattutto per il vento (sempre presente) se contrario in quel tratto. Un altro percorso molto bello è la strada che da Windhoek porta a Walvis Bay, cioè al mare; è uno sterrato che inizia a una ventina di km dal nostro albergo, sale fino a 2000 metri sul livello del mare al Kupferberg Pass da dove partiamo per il lungo lento che supera l' ora. Domenica scorsa ci abbiamo fatto 31 km. L' Indipendence Stadium è l' Olimpico della Namibia, avrà una capienza di 20000 spettatori e la pista a otto corsie. Possiamo andarci quando vogliamo per sedute di allenamento, esercitazioni tecniche o allunghi dopo la corsa lunga, anche se per questi ultimi optiamo spesso per il campo da golf adiacente il nostro albergo. Altri percorsi sono lungo la ferrovia locale, oppure adiacenti alle strade principali (dove comunque non c'è molto traffico), mentre le salite le facciamo sulla Frankie Frederiks Drive, la strada che hanno intitolato al grande velocista che incontriamo di tanto in tanto al campo e non: infatti ieri era al golf del nostro albergo e ci ha invitato a casa sua per una cena! Alla prossima vi racconto com' è andata.