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Mega intervista su Gazzetta di Modena

 

Stefano Baldini: "La mia maratona adesso la corro in una vita nuova"

 

Il campione è direttore tecnico nelle giovanili «Un’altra sfida. Il meglio deve ancora venire» di GIOVANNI BALUGANI

 

I ragazzi corrono, saltano e lanciano in un bel sabato pomeriggio di primavera. Al Campo scuola è in corso un importante raduno giovanile di atletica leggera. A guardare quei giovani c’è un altro ragazzo, che il 25 maggio ha compiuto 46 anni: Stefano Baldini. È lì in qualità di direttore tecnico delle nazionali giovanili, ma anche per la passione infinita che ha per questo sport.

 

SPORT E SCUOLA

«Non è mai stato un problema andare a scuola e fare sport insieme - racconta l’olimpionico di Atene -. Io già dalla seconda superiore facevo gare nazionali, viaggiando nel weekend. Riscontro la stessa capacità organizzativa nei ragazzi di oggi: non hanno tempo da perdere, sanno ottimizzare i tempi. Non è un caso che chi fa sport a certi livelli quasi sempre vada bene a scuola. A me piacevano le materie tecniche e anche oggi mi interesso di statistica, gestione di budget e risorse umane. Tutte materie che mi hanno aiutato come atleta nella programmazione del lavoro, d’altronde uno sportivo è il manager di se stesso. Lo sport, poi, negli anni della scuola mi ha dato la possibilità di sognare, attraverso i viaggi: già a 16 anni giravo in Europa e nel mondo. È una delle cose che amo di più, ho imparato ad essere un cittadino del mondo e sentirmi a casa ovunque. È altrettanto vero che lo sport mi ha privato di qualcosa: non sempre potevo uscire con gli amici, ma sono sacrifici che poi vengono ripagati. L’amicizia non si perde, anzi le amicizie vere non finiscono mai. Tuttora esco con ragazzi con cui andavo in giro da adolescente e facciamo di tutto per ritrovarci il più possibile».

 

SPORT E FATICA

«La fatica nello sport è relativa ed è comunque uno stimolo a superare se stessi. Lo sport, e l’atletica in particolare, ti fa sognare di poter raggiungere un obiettivo. Se in allenamento hai avuto la capacità di resistere alla fatica e di fare anche cose di cui non avevi voglia, allora anche in gara avrai la stessa capacità. E così succede nella vita di tutti i giorni. Chi fa sport ha sempre una marcia e mezzo in più rispetto agli altri».

 

L’ADDIO ALLO SPORT

«Mi divertivo ancora negli ultimi anni di carriera e forse per quello ho smesso con un po’ di ritardo. Quando si fa attività ad altissimi livelli per molto tempo si ha un po’ la paura del dopo e di dover ripartire da zero. Ma io mi ero preparato e poi ho cercato nuovi stimoli attraverso la formazione, seguendo un corso di management e facendomi ricoinvolgere nel mondo dell’atletica con la massima umiltà. Spogliarsi degli abiti del campione non è semplice, bisogna scendere dal podio. Io ad esempio non sarò mai un grande allenatore, perchè chi fa risultati straordinari difficilmente riesce a vedere gli atleti in maniera diversa da se stessi. Allora ho cercato un’altra strada, lavorando come tecnico che fa supervisione. Un’opportunità che ho colto al volo e in cui mi sono calato come uno studente. Il mio grande vantaggio è essere innamorato di questo sport e di essere curioso. È stimolante come essere un atleta e i ragazzi lo avvertono e allora bisogna dare il massimo per ripagare la loro fiducia. Lo sport nelle scuole? Il ministero della scuola se ne frega altamente, sono le società di atletica che dovranno andare nelle scuole.

 

LA FAMIGLIA

«Con i miei figli cerco di essere il più presente possibile, l’unica “eccezione” è con la maggiore quando si trova sulla pista d’atletica: cerco di starle a distanza siderale (ride, ndr). Poi ci sono i due piccoli, di 5 e 2 anni, e con loro cerco di esserci sempre, anche se con il mio lavoro non è facile. Ci sono periodi dell’anno in cui sono via anche 5 giorni a settimana, ma ce la metto tutta, anche se essere perfetti è impossibile».

 

MAI SMETTERE DI CORRERE

«Correre mi aiuta a risolvere problemi, trovi soluzioni che quando sei seduto ad una scrivania non immagini neanche. Poi lo sport è credibilità e quindi devo presentarmi bene e in forma se voglio avere un ruolo di dirigente. Senza dimenticare che correre mi permette di sedermi a tavola... Certo una volta facevo 200 chilometri a settimana, ora 40».

 

LA MIA MODENA

«Sono legato indissolubilmente al Campo scuola, in cui mi sono allenato per tantissimi anni. Qui ritrovo sempre un’atmosfera speciale ed è casa mia. Poi adoravo correre ai Tre Olmi, dove c’è un circuito molto bello. Oppure sugli argini del Secchia o a Stradello degli Orsi».

 

LA MEDAGLIA DI ATENE

«Sono abituato a guardare avanti e non indietro, sono gli altri a ricordarmi il passato. Quell’impresa per me nasce da cose semplici che per altri erano difficili, come venire a Modena e farmi dieci ripetute sui mille metri oppure sei volte i duemila. Anche grazie al prof. Gigliotti, che è stato maestro di vita e di sport. Ce la siamo spassata, vivevamo quel periodo con la leggerezza e la consapevolezza di fare grandi cose. Tenendo conto che ci sono gli altri: se sono più bravi ci si vede la prossima volta. Ma il giorno migliore deve ancora venire».

 

 

Direzione Tecnica Fidal, articolo sulla Gazzetta

Articolo su Gazzetta d. Sport

Articolo su Gazzetta dello Sport di oggi

Articolo su Carlino Reggio

Articolo GazzaLook

Intervista sul Giornale di Vicenza

 

Flop Rio? Difficile fare di più Del Buono l’aspetto a Tokyo

 

In greco Stefano significa "incoronato". Evidentemente l'oro conquistato da Stefano Baldini ai Giochi di Atene 2004, nella maratona, celebrato sul podio con la corona di ulivo attorno al capo, era scritto nel destino e nella carriera. L'ex azzurro, ora direttore tecnico del settore giovanile della federazione, è stato ospite del Panathlon Schio-Thiene. Accolto dal presidente Giuseppe Franco Falco, Baldini ha parlato della situazione dell'atletica italiana dopo Rio e lanciato Federica Del Buono verso Tokyo 2020.

Baldini, è eccessivo parlare di flop dell'atletica azzurra alle ultime Olimpiadi?

La prendo da distante: sono felice per quanto ha fatto vedere l'Italia nel complesso, molto meno per i risultati ottenuti dall'atletica. In realtà parlare di flop mi pare esagerato. Abbiamo raccolto quanto ci si aspettava.

Cioè nessuna medaglia?

Abbiamo perso le carte più pesanti per strada e parlo soprattutto di Tamberi.

E poi?

Il discorso è ampio. L'atletica, non dobbiamo dimenticarlo, è uno degli sport con la più alta incidenza di infortuni.

E poi è difficile da preparare e organizzare, oltrechè da praticare. Sono tante le ragioni per cui la disciplina non gode di grande fortuna ultimamente.

Gli altri problemi?

L'atletica ha bisogno di sbriciolare la teoria dell'alibi. E vedo troppo poco il lavoro di squadra. Negli ultimi anni è vero che noi siamo calati, ma non scordiamoci che si sono affacciati di prepotenza i paesi caraibici.

E a livello giovanile come va?

Si fanno più gare che allenamenti e così non va bene.

Per quanto riguarda gli appuntamenti clou della stagione?

Dal prossimo anno non si disputeranno più i mondiali under 18; mancano gli organizzatori.

Il suo nome è accostato soprattutto alla medaglia d'oro di Atene...

Sono uno abituato a guardare avanti, ma quella vittoria mi ha restituito tantissimo. Non è stata tanto la soddisfazione della medaglia, ma in quelle due ore, le più importanti della mia vita, ho messo tutto quello che avevo imparato dentro e fuori dal campo.

Cosa ricorda di Atene 2004?

Dovevano premiarmi e non trovavano il podio. Ero così felice che ho proprio detto agli organizzatori che non importava, potevano fare tutto in semplicità.

In gara?

Il momento più bello è quando mi sono trovato a correre da solo e ho fatto quattro chilometri in undici minuti.

A Rio l'unico vicentino è stato Galvan, mentre Del Buono non ce l'ha fatta ad andare. C'è lei nel futuro dell'atletica azzurra?

Quando troverà continuità nella salute, Federica saprà fare benissimo perchè è un'ottima atleta. E quella di Tokyo sarà la sua Olimpiade. Non deve scoraggiarsi. Io stesso, nel passaggio dal settore giovanile all'atletica dei grandi, ho avuto dei problemi fisici.

AV Despar è un modello per l'atletica italiana?

È una realtà importante, che ho avuto modo di apprezzare. Ha avuto la capacità di mettere insieme diverse forze vicine dell'atletica e di fare suo il concetto di multilateralità, ristrutturando un impianto disponibile ad ospitare grandi eventi.

Un consiglio ai maratoneti?

Non trascurate la forza, perchè abbassa il costo energetico del gesto. E una buona tecnica di corsa previene gli infortuni.

E agli sportivi?

Chi fa sport è una persona migliore.

La maratona è destinata ad avere la pelle nera?

Alle Olimpiadi ci sarà ancora spazio per la vittoria di un bianco.

Giochi di Roma 2024. Come è finita?

Avevamo bisogno di questi Giochi. Se non ci proviamo mai, non miglioreremo l'indole palazzinara.

Come lascerà a fine anno il movimento giovanile?

In ottima salute. Personalmente resto a disposizione della federazione. (giornaledivicenza.it)

 

Intervista su Radio Vaticana

Le Olimpiadi non sono solo una delle massime espressioni dello sport internazionale, ma rappresentano un momento unico di incontro tra nazioni, culture e anche religioni diverse, accomunate dall’universalità dello spirito olimpico. Salvatore Tropea ha raccolto la testimonianza di Stefano Baldini, atleta italiano vincitore della medaglia d’oro nella maratona ad Atene 2004 e attualmente Direttore Tecnico del settore giovanile della Federazione Italiana di Atletica Leggera.

 

R. – Io ho avuto la possibilità di partecipare a quattro Olimpiadi da atleta, in quattro Continenti diversi. Ogni volta è stato bello poter vivere qualche giorno – qualcuno fortunato, anche un paio di settimane – all’interno del Villaggio Olimpico, che è l’espressione del mondo concentrato in un quartiere, che ospita qualche migliaio di persone durante i Giochi Olimpici. E il farlo attraverso l’espressione della forza, della tecnica all’interno di una gara sportiva, secondo me, è una delle esperienze che restano fra le più belle all’interno di un percorso che facciamo in questa vita.

D. – All’interno del Villaggio Olimpico, come si convive con chi sarà poi un avversario sul campo?

R. – L’avversario sul campo lo diventa nel momento della gara. Lo spirito giusto, l’educazione che dobbiamo dare ai nostri ragazzi, è quella di vivere il momento agonistico sia nella condivisione di una gioia sia in quella di una sconfitta. Io ricordo, in modo particolare, gli attimi che precedono le gare: sono momenti di concentrazione, di tensione, nei quali c’è grandissimo rispetto per gli avversari. Avversari che poi, con lo stesso spirito, ritrovi subito dopo al traguardo, quando ci si fa i complimenti, soprattutto con chi è stato più bravo.

D. – Lei da vincitore della maratona, la disciplina per eccellenza dei Giochi Olimpici, sa bene quale valore abbiano il sacrificio e il duro lavoro per raggiungere un obiettivo…

R. – Per me la partecipazione ai Giochi Olimpici è stata un’esperienza che mi ha messo di fronte a tutte le situazioni che poi ti allenano al quotidiano. Questo, infatti, deve essere lo sport, alla fine, per i nostri giovani e i nostri ragazzi: un allenamento per superare gli ostacoli che la vita ci mette davanti tutti i giorni e, soprattutto, aiuta nei momenti difficili.

D. – Secondo lei, gli atleti a Rio vivranno i Giochi in modo diverso rispetto alle altre edizioni, per via dell’allarme terrorismo ormai globale?

R. – Io penso che sarà, più o meno, la stessa musica delle altre edizioni dei Giochi Olimpici. Penso che le Olimpiadi siano diventate talmente importanti e cassa di risonanza mediatica che la tensione, da quel punto di vista, è sempre molto, molto alta. E lo è già, purtroppo, da tantissime edizioni.

D. – Un’ultima battuta sugli italiani in gara. Possono aspirare a riempire il medagliere?

R. – Faremo sicuramente la nostra bella figura. Per quanto riguarda il riempirlo, dipende da quali sono le nostre aspettative. Io piuttosto che quantificare, sarei per guardare alle prestazioni dei nostri ragazzi. Chi riesce a confermare o a migliorare la propria migliore performance, durante i Giochi, è un atleta che è già arrivato al successo. Questo è il messaggio che voglio passare ai ragazzi: chi riesce a dare il massimo nel momento che conta, ha già vinto.

 

Ascolta l’intervista cliccando qui

Rio 2016, il commento alla cerimonia di apertura su Gazzetta dello Sport

Intervista su Radio Popolare

“L’ultima medaglia di questi Giochi olimpici è d’oro, è italiana, va a Stefano Baldini“.

Il 29 agosto del 2004 il giornalista Rai Franco Bragagna raccontava così il successo di un maratoneta azzurro nella gara più prestigiosa dei Giochi a Cinque Cerchi. Un’impresa che è ancora leggenda.

Oggi Stefano Baldini, 45enne emiliano che pochi davano per favorito allo stadio Panathinaiko, è allenatore federale. Non ha mai abbandonato il mondo dell’atletica.

“Oggi è dura, per colpa dello scandalo doping – dice – è sempre più difficile comunicare ai ragazzi i valori della nostra disciplina”.

Baldini, che ancora ricorda con emozione “l’ingresso all’imbrunire tra il marmo bianco” dell’arena ateniese, commenta il caso Schwazer e auspica una serie di medaglie “belle e sofferte” per la selezione azzurra.

 

Ascolta l’intervista cliccando qui

Verso Rio2016, intervista sul portale running di Gazzetta dello Sport

Rio 2016: Baldini, “social importanti, attenti all’effetto boomerang”

 

Lino Garbellini (clicca qui per andare all'articolo)

 

Meno di 50 giorni all’Olimpiade di Rio 2016 (dal 5 agosto al 21 agosto 2016), una manifestazione sportiva che, più di ogni altra, sarà raccontata sui social media, anche per quanto riguarda il running. “I pregi dei social  in queste grandi manifestazioni sportive sono tanti“, spiega Stefano Bladini, medaglia d’oro olimpica in maratona ad Atene 2004, “per esempio la possibilità per chiunque d’essere sempre a diretto contatto, di sapere in tempo reale cosa sta succedendo nelle varie gare, ma anche cosa provano i ragazzi impegnati nelle competizioni. Sono strumenti che hanno moltiplicato le possibilità di comunicazione e quelle di farsi conoscere per gli atleti, d’altra parte i ragazzi devono essere intelligenti nell’utilizzarlo, bisogno comunicare solo quando c’è un messaggio altrimenti si rischia l’effetto boomerang”, basta pensare in passato a quanto erano costati cari dei tweet non troppo ponderati a Mario Balotelli.

Oltre all’hashtag ufficiale #Rio2016, od oggi menzionato più di 30 milioni di volte, #OlympicFlame e #RoadToRio sono stati annunciati ufficialmente dalla leggenda del calcio Perè (@Pele) sul suo account. Con il profilo @OlympicFlame è possibile  seguire tutta l’avventura della fiamma olimpica, fino all’arrivo a Rio de Janeiro il 4 agosto, giorno precedente l’inizio ufficiale dei giochi. “Instagram lo trovo più adatto ai ragazzini, per quanto riguarda lo sport, gli addetti ai lavori utilizzano più Twitter, Facebook è trasversale, amato da tutti”, testimonia Stefano riguardo alle varie piattaforme, “l’obiettivo degli atleti con questi strumenti a mio parere è ispirare i giovani e stimolarli a praticare l’attività sportiva, Rio 2016 sarà anche una grossa occasione per Snapchat per emergere, con la possibilità d’arrivare a milioni e milioni di contatti“.

Nel corso degli anni i record di Tweet, in particolare quelli “al minuto” sono  sempre coincisi con dei grossi risultati sportivi, molti in occasione dei Giochi Olimpici, probabile quindi che, anche per Rio 2016, ci sia da aspettarsi un record di cinguettii. Il  76% degli utenti italiani dichiara che userà Twitter per vedere ciò che gli altri dicono sui Giochi e l’80% per avere informazioni real-time su tutti gli eventi sportivi.

“Le nuove possibilità mediatiche non devono deconcentrare gli atleti dall’obiettivo e dai Giochi, come sempre ci vuole giusto equilibrio, saper gestire le cose da dire e da comunicare tramite il Web, senza dimenticare la concentrazione per l’allenamento e le gare, in questo modo i social possono diventare un alleato potente”, continua Baldini, “a mio parere per gli sportivi di un certo livello bisognerebbe fare un corso di formazione su questi temi, spesso è l’ufficio stampa a gestire anche i canali digital, ma nella nostra epoca è molto meglio meglio insegnare ai ragazzi ad usarli in prima persona con relativi rischi e vantaggi. L’Olimpiade offre momenti di grande popolarità nei giorni in cui si svolge, poi anche personaggi molto popolari rischiano di diventare oggetto d’interesse solo degli addetti ai lavori. A mio parere, i social media sono un modo molto importante per farsi conoscere da parte degli atleti di livello non altissimo, questi possono guadagnarsi un posto sotto i riflettori, si creano nuove opportunità anche per chi sfiora il podio, a patto che sappia comunicare e abbia una personalità“. 

(running.gazzetta.it)

 

Intervista su Carlino Reggio

Milano Marathon relay, ci sarà il Deejay Training Center

Stefano anima del progetto "CorriAmo" di Gazzetta dello sport

Intervista di IlCoach.net

Stefano Baldini, un’icona del mezzofondo e del fondo Azzurri. Di sicuro non ha bisogno di grandi presentazioni, famoso, sia tra gli appassionati di atletica che tra i meno affezionati, per la spettacolare vittoria della Maratona Olimpica ad Atene 2004.
Un percorso da atleta lungo e ricco di successi, non soltanto nelle gare su strada, ma anche in pista, con 6 titoli italiani assoluti, una Coppa Europa e la partecipazione a 2 Europei, 2 Mondiali e a 1 Olimpiade.

Terminata la carriera da atleta ha cercato di trasmettere le sue esperienze da atleta di alto livello alle nuove generazioni, prima col ruolo di Tutor del Settore Giovanile Fidal (dal 2010 al 2012) ed in seguito di Direttore Tecnico del Settore Giovanile Fidal (dal 2012 in poi).

Ovviamente per arrivare a tale ruolo ha dovuto formarsi, ottenendo vari diplomi (Diploma al Corso di Management Sportivo della Luiss Business School-Scuola dello Sport Coni, Diploma al Corso per Direttore Tecnico Giovanile della Scuola dello Sport Coni, Allenatore 2° Livello Fidal, Diploma al Corso di Tecnico IV° Livello Europeo della Scuola dello Sport Coni).

Abbiamo intervistato Stefano, curiosi di sapere come sta andando il progetto del Settore Giovanile della Fidal.

Grazie Stefano per aver accettato il nostro invito.
È ormai terminata la stagione. A livello giovanile vi sono state grandi soddisfazioni per i colori azzurri, durante le manifestazioni mondiali ed europee. Segno che il lavoro e la programmazione pagano.
Le soddisfazioni non sono solo per i risultati in azzurro. Il settore giovanile è diverso dall’assoluto, dove si guardano i numeri nudi e crudi. Noi, e per noi intendo Società, Dirigenti, Tecnici, Atleti e Fidal, dobbiamo valutare un movimento nel suo complesso, dal corso di avviamento all’atletica di un qualsiasi campo sportivo alla gara di provincia, fino alla maglia azzurra. Quello che mi è piaciuto di queste tre stagioni è l’atteggiamento di tutti nei confronti del dialogo, della programmazione e della voglia di crescere, che ho ereditato dall’ottima gestione precedente e che spero di mantenere ed accrescere se possibile.

Quale è stato il risultato che più ti ha stupito?
Sicuramente le Staffette del miglio di Eskilstuna agli Europei Junior, quando si è creato un clima di squadra talmente favorevole che ha fatto si che ragazzi e ragazze abbiano dato il massimo. Eravamo l’unica nazionale al completo sugli spalti a fare casino. Davvero un gruppo di ragazzi eccezionali.


Ora il compito più difficile è di riuscire a far corrispondere questi ottimi risultati anche in chiave assoluti. Come pensi di operare in merito?
Cerco di far passare il più possibile il messaggio che fino a Junior ci si allena all’atletica, che c’è tempo per maturare e crescere, soprattutto dopo. Ognuno di noi, che lavora coi giovani, è cosciente della responsabilità che ha e sa quel che deve fare per il meglio dei ragazzi. Per i grandi è stato scelto un modello tecnico ben preciso, spero possa dare frutti a medio-lungo termine.

Questi risultati dimostrano che anche i tecnici italiani meritano considerazione. Qual è stato il rapporto che hai avuto con loro durante questo percorso?
Abbiamo tecnici di ottimo livello, con tutti ho avuto un buon rapporto anche nella discussione, a volte accesa. Peccato che molti non abbiano il tempo che meriterebbero per stare sul campo ad allenare, confrontarsi e crescere. In giro per il mondo ce ne saranno anche di migliori, ma io mi tengo volentieri questi. Se mi paragono con nazioni che hanno decine di Prof. distaccati dalla scuola o professionisti, devo dire che l’atletica italiana giovanile fa davvero i miracoli.

Ha stupito i più la scelta di fermare Filippo Tortu. Dalla nostra pagina abbiamo elogiato la scelta. Cosa ne pensi?
Scelta assolutamente ragionevole, che ho appoggiato dall’inizio. Salvino, Filippo, e l’Atletica Riccardi pensano al futuro, modello da seguire.

Ci avviciniamo a RIO 2016, secondo te quanti dei giovani protagonisti di questa stagione potremo vedere impegnati alle Olimpiadi?
Almeno un paio, e se non passeranno un turno, saranno aria fresca per la squadra.

Che consiglio ti senti di dare ad un tecnico che allena il settore giovanile ed ha tra i suoi atleti un potenziale talento?
Di rispettare le tappe di passaggio fondamentali di costruzione. Età biologica, numero di ore dedicate allo sport fino a quel momento, maturazione psicologica, interiorizzazione di gesti tecnici e tattiche di gara. Infine anche utilizzo di cronometro e fettuccia.

Come consigli di gestire i primi risultati positivi che arrivano?
Facendo il pompiere. I risultati servono come verifica del lavoro svolto e per stimolare l’ambiente di un campo. Ricordiamo ai ragazzi, che tendono a “battezzare” subito chi ha talento e chi no, che si può arrivare a ottimi risultati anche senza sembrare in partenza dei fenomeni.

Fino a che età è consigliabile vivere l’atletica quasi come un gioco ed a che età è invece bene iniziare a fare sul serio intensificando gli allenamenti?
Un ragazzo che ha iniziato dalla categoria ragazzi, da secondo anno Junior può iniziare a fare un po’ più sul serio, allenandosi tutti i giorni in modo adeguato alla sua maturità psicofisica.


Quest’anno il movimento dell’atletica italiana giovanile ha fatto un passo in avanti davvero notevole. Così tante medaglie a livello mondiale ed europeo non si vedevano da parecchi anni. Cosa ha portato a dei risultati così interessanti?
Nel totale abbiamo preso una medaglia in più del 2013, quando con gli Junior giocavamo in casa a Rieti, quindi si è mantenuto un alto rendimento internazionale. Se facciamo il confronto con edizioni di Europei Junior da una medaglia sola all’attivo dobbiamo sorridere ma ripeto, i metalli under 20 hanno importanza relativa, l’atletica da professionista e professionale inizia poi.

La tua storia di campione di maratona è famosa in tutto il mondo. Quali sono state le emozioni più grandi nella tua carriera?
Tutte le prime volte hanno avuto un sapore speciale, davvero tante soddisfazioni nei 20 anni trascorsi tra la prima e l’ultima maglia azzurra. Ovviamente Atene 2004 è stato il top, ma lo score sarebbe stato ugualmente migliore di qualsiasi bel sogno di ragazzo.


Ci racconti brevemente qual è stato il tuo percorso che ti ha portato a vincere l’olimpiade di Atene sulla distanza dei 42km? Una costruzione tecnica e fisica lunga e partita da lontano immaginiamo.
Sono partito dal mezzofondo veloce e mi sono specializzato sempre più sul prolungato. Da Junior Europei e Mondiali sui 5000, poi Coppa Europa e Giochi di Atlanta sempre in pista. Da li è stato inevitabile scegliere: le attitudini erano quelle del maratoneta di tipo veloce. Non ho mai abbandonato la pista, la palestra e il cross per preparare al meglio la strada. Ho avuto solo due allenatori. Benati fino a quando il suo lavoro gli ha permesso di seguirmi nei ritagli di tempo, poi dai 21 anni Gigliotti. La particolarità è che è stato proprio Benati a chiedere a Lucio di allenarmi, assecondando le mie ambizioni nello sport da professionista a tempo pieno piuttosto che le sue (legittime) di allenatore part-time. Non finirò mai di ringraziarlo.
Alla terza maratona ho battuto il record italiano di Bordin, alla sesta ho vinto gli Europei e, dopo qualche infortunio di troppo, tra il 2001 e il 2004, da atleta ormai maturo, nove maratone una meglio dell’altra fino a Atene, dove sono riuscito a condensare nelle due ore più importanti tutte le esperienze fatte. Era la maratona numero 17, me ne sono accorto dopo.
Qui la video-intervista ad Emilio Benati.

Qualche atleta potrebbe ripercorrere la tua carriera diventando un ottimo maratoneta?
Ci sono ragazzi che hanno possibilità infinite, che hanno fame e voglia di fare, lunghe distanze incluse. Dobbiamo toglierci quel velo di pigrizia figlio delle comodità e andare a fare atletica dove ci sono le condizioni migliori per farla. L’alto livello è una piccola parentesi durante la vita, vale davvero la pena di affrontarla al meglio.

Quali sono state le mosse, come responsabile tecnico giovanile, che hanno portato agli ottimi risultati di questa stagione?
Come dicevo, l’atletica giovanile ha radici profonde in tutta Italia, più concentrate al centro-nord, fatte di società e tecnici che sono il vero oro dell’atletica Italiana. Il grazie va a loro, io devo soltanto buttare benzina sul fuoco delle motivazioni delle persone e usare tutto l’equilibrio e il buon senso che mamma e papà mi hanno regalato.

Grazie a Stefano per la grande disponibilità!!!

Roberto Goffi

 

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