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Gazzetta.it 2004 L'importanza del Coach e del Team

Il professor miracolo

Pubblicato nell'edizione del 30 agosto 2004

Gigliotti, l' allenatore di due olimpionici: Bordin e Baldini. «Stefano è eccezionale»

Il Prof ride, il Prof piange, il Prof non sa cosa fare, il Prof non ci sta più dentro: «Fatemi chiamare casa per dire che sono ancora vivo...». Il Prof, il grande Prof, è Luciano «Lucio» Gigliotti, settant' anni splendidamente portati, un bel paio di furbi baffetti, una parlata con inflessione modenese e una carica infinita. E' più di un allenatore. Senza di lui, forse, l' atleta Stefano Baldini non esisterebbe. Anzi, che diamine: il campione olimpico Stefano Baldini. E non ci sarebbe nemmeno questa notte da brividi. Con la maratona che va da Maratona fino al cuore di Atene, lungo il percorso più suggestivo, lungo quarantaduemilacentonovantacinque metri che profumano di gloria. E il Panathinaiko che, col suo carico di fascino e di tradizione, di colpo si colora di bianco, di rosso e di verde. Che spettacolo, che gioia, che impresa. In Italia dire maratona equivale a dire Lucio Gigliotti da almeno vent' anni. Il primo importante successo internazionale di un suo allievo risale all' 86 quando Gelindo Bordin vinse gli Europei di Stoccarda. Già, Gelindo, Gelindoro. Dopo Seul ' 88, ecco Atene 2004. L' attesa e l' incantesimo di un' Italia senza olimpionici per sedici anni, lo hanno rotto dieci giorni fa Ivano Brugnetti e la sua cavalcata trionfale nella venti chilometri di marcia. Ma c' è un lungo filo sottile che unisce le maratone a cinque cerchi della Sud Corea e questa di Grecia. Il comun denominatore è appunto Gigliotti, il Prof. Uno che, dopo Bordin, ha guidato a vittorie che hanno fatto la storia campioni come Alessandro Lambruschini, oggi suo genero e Maria Guida, campionessa continentale di maratona in carica. Lucio è nell' atletica da cinquant' anni: «Nel ' 57 - ama ricordare - sulla carbonella del Giuriati di Milano, corsi un 800 in 1' 55"». Famiglia a parte, ha un altro grande amore: il rugby. Col Modena ha giocato una partita in serie A, poi ne è stato a lungo dirigente. Lucio sapeva, Lucio non bluffa mai: «Non firmerei per il bronzo» aveva detto alla vigilia. Ieri ha accompagnato Stefano alla partenza. E' stato con lui fino a quando ha potuto. Poi, in fretta e furia, coi mezzi dell' organizzazione, ha fatto ritorno ad Atene. S' è diretto al Panathinaiko e quando si è seduto in tribuna presso la postazione Rai, circa cinquanta minuti di gara se ne erano già andati. Seguirne gli sviluppi al suo fianco è stata un' emozione nell' emozione. «Troppo piano, stanno andando troppo piano - ha sbuffato poco dopo il passaggio al 15° chilometro -: così rischiano di coinvolgere nel gioco anche degli outsider e l' accelerazione sarà violenta». Non s' è spaventato quando Raamala ha provato ad allungare, non ha aperto bocca quando è stata la volta di Lima. Baldini è sempre stato nelle posizioni di testa: «E' bello, è bello, si vede che sta bene» ha spiegato il coach poco dopo la mezza. Poi, finalmente, s' è mosso l' iridato Gharib, un califfo: «Era l' ora - ha esclamato Gigliotti - adesso la gara entra nel vivo». Il vantaggio di Lima, però, è salito fino a 42 secondi: «Non mi piace - ha sentenziato - potrebbe diventare un' azione pericolosa». Lì è cominciato il Baldini-show: «Sta correndo sciolto, ha tutto per arrivare fino in fondo - ha commentato l' allenatore -: Tergat, invece, ha un' ampiezza eccessiva». E infatti: il gruppo, sotto l' azione dell' azzurro, si riduceva e anche il keniano era costretto a rallentare. Fino all' invasione, al corpo a corpo con Keflezighi, al sorpasso su Lima e agli ultimi interminabili dieci minuti di azione solitaria. «E' fatta, è fatta» ha presto gridato il Prof, mentre altri suggerivano ancora prudenza. Di colpo, dal suo zainetto, è comparso un vessillo tricolore: «Sta qui dentro da sei mesi - ha svelato - dal giorno in cui abbiamo cominciato a pensare a questa maratona. Sapevo che stasera ci avrebbe fatto comodo. Il ragazzo ha fatto una cosa enorme, da infarto. Rispetto a Bordin mi ha fatto soffrire ancora di più, perché quella di Gelindo non fu un' impresa annunciata, mentre sapevo in che condizioni stava Stefano. Ero addirittura preoccupato tale era la sua sicurezza. Del resto è un uomo con qualità speciali, lucido, serio, determinato e capace di finalizzare al meglio gli obiettivi. E' solo lui l' artefice di questa impresa, ma voglio ringraziare chi ci ha sempre seguito con professionalità e passione, in particolare il dottor Pierluigi Fiorella e il fisioterapista Daniele Parazza». Anche loro due hanno ricevuto i grazie dei tifosi e i complimenti degli staff stranieri: «Lavoro con Stefano dal ' 93 - spiega Parazza anche a nome di Fiorella -. E' una persona eccezionale, con una grande carica umana. Quest' oro è nato in Namibia, nei due raduni di gennaio e marzo a 1860 metri di quota. Poi ci sono state tante altre tappe e tanti altri stage. Ma quel che ha fatto la differenza è il carattere dell' atleta. Erano di mercoledì gli ultimi test sul lattato: eravamo rimasti sbalorditi. Lavorare con Stefano è un onore». Anche la maratona è una disciplina di squadra. Andrea Buongiovanni (Gazzetta.it)

     

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